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NASA, quattro satelliti migliorano le previsioni delle tempeste solari
La missione PUNCH della NASA ha mostrato che un'espulsione solare diretta verso la Terra avrebbe potuto essere prevista con una finestra di appena 30 minuti. Il risultato deriva dalla ricostruzione della perturbazione partita dal Sole il 31 maggio 2025: durante l'evento, le previsioni operative indicavano un margine di circa 12 ore, mentre i nuovi dati avrebbero permesso di avvertire satelliti e reti elettriche con otto ore di anticipo e un orario d'impatto molto più preciso.
Il fenomeno analizzato era un'espulsione di massa coronale, o CME: una gigantesca nube di plasma e campi magnetici scagliata dalla corona solare. Non va confusa con un semplice brillamento, anche se i due eventi possono essere associati. Le CME possono interagire con la magnetosfera terrestre, disturbando le comunicazioni radio, la navigazione satellitare, i veicoli spaziali e, nei casi più intensi, le infrastrutture elettriche.
Le attuali previsioni di meteo spaziale osservano molto bene la partenza di una CME, ma dispongono di informazioni limitate durante gran parte del suo viaggio. PUNCH affronta questa zona poco osservata combinando quattro satelliti sincronizzati, lanciati nel marzo 2025 e collocati a circa 620 chilometri di quota. Insieme fotografano un settore di cielo largo 90 gradi, centrato sul Sole, come una grande fotocamera tridimensionale.
Gli strumenti eliminano il 99% della luce di fondo per rendere visibili il vento solare e le nubi di plasma che diffondono la luce. Il gruppo ha inserito nei modelli le variazioni di forma e dimensione della CME mentre si allontanava dal Sole. La nube, viaggiando a una velocità media di 1.380 chilometri al secondo, ha raggiunto la Terra dopo quasi 30 ore.
La simulazione basata sulle osservazioni di PUNCH ha collocato l'arrivo tra le 5:00 e le 5:30 GMT del primo giugno. L'impatto ha prodotto una tempesta geomagnetica G4, classificata come grave e potenzialmente pericolosa per satelliti e reti elettriche. Il calcolo, tuttavia, è retrospettivo: dimostra che i dati contenevano l'informazione necessaria, ma non costituisce ancora una previsione operativa verificata su numerosi eventi.
I ricercatori dovranno ora applicare lo stesso metodo a decine di altre CME seguite dalla missione, confrontando le stime con gli orari d'arrivo effettivi. In parallelo, i previsori stanno sperimentando QuickPUNCH, un prodotto prototipale capace di fornire rapidamente immagini di qualità leggermente inferiore. Se i risultati resteranno solidi, queste osservazioni potrebbero aiutare a distinguere quali modelli descrivono meglio il viaggio delle tempeste solari.
Resta inoltre difficile prevedere l'intensità dell'impatto. Gli effetti dipendono anche dall'orientamento del campo magnetico trasportato dal plasma rispetto a quello terrestre, un'informazione che normalmente diventa disponibile soltanto 30 o 40 minuti prima dell'arrivo. Misurando sia la luce visibile sia la sua polarizzazione, PUNCH potrebbe consentire di ricostruire in tre dimensioni il fronte della CME e stimarne con alcune ore d'anticipo forza e orientamento magnetico.
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