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Una stella muore sotto gli occhi dei telescopi di tutto il mondo
Un gruppo internazionale di astronomi ha osservato la morte esplosiva di una stella massiccia grazie a telescopi distribuiti in tutto il mondo. Il primo segnale, un lampo di raggi X rilevato dall'Einstein Probe, ha attivato rapidamente le osservazioni da Terra. La rete ha così documentato lo shock breakout, il momento in cui l'onda d'urto raggiunge la superficie stellare e produce la prima luce visibile dell'esplosione.
La supernova si trova a circa 500 milioni di anni luce dalla Terra. I telescopi terrestri hanno iniziato a osservarla entro un'ora dal segnale nei raggi X, seguendo l'evoluzione della sua luminosità nel tempo. I risultati, descritti in due studi pubblicati su The Astrophysical Journal Letters, indicano che si tratta soltanto della seconda esplosione stellare degli ultimi vent'anni nella quale gli astronomi sono riusciti a rilevare direttamente questa brevissima fase, che può durare da pochi secondi a poche ore.
L'analisi degli spettri ha classificato l'evento come una supernova di tipo Ic-BL, una categoria caratterizzata da righe molto allargate e materiale espulso a velocità prossime a quella della luce. Esplosioni di questo genere sono spesso associate a potenti lampi gamma, prodotti quando getti relativistici riescono a emergere dalla stella. In questo caso, però, anche le osservazioni condotte con gli strumenti più sensibili non hanno trovato segnali compatibili con un'emissione gamma.
Secondo i ricercatori, una possibile spiegazione è che il getto sia rimasto intrappolato nella stella o nel materiale accumulato attorno ad essa. L'ipotesi del getto soffocato è coerente con l'assenza del lampo gamma, ma non costituisce ancora una conclusione definitiva. Le caratteristiche insolitamente deboli del primo bagliore, il meno luminoso mai osservato in una supernova Ic-BL, offriranno ulteriori elementi per verificare questa interpretazione.
Il Vera C. Rubin Observatory, situato in Cile, stava già monitorando la stessa porzione di cielo, il COSMOS Deep Drilling Field, quando la stella è esplosa. La combinazione tra elevata sensibilità e osservazioni frequenti ha permesso di costruire una sequenza dettagliata del fenomeno. Rubin continuerà a seguirne l'evoluzione e potrà registrare i cambiamenti del residuo per diversi anni.
Il Dark Energy Spectroscopic Instrument, installato sul telescopio Mayall di quattro metri in Arizona, ha contribuito a confermare la classificazione della supernova. Gli astronomi hanno inoltre esaminato dieci anni di immagini della Dark Energy Camera in Cile, individuando una sorgente blu nella posizione dell'esplosione. Quel segnale precedente alla supernova potrebbe fornire indizi sul sistema progenitore e sull'ambiente che circondava la stella, senza identificarne ancora con certezza la natura.
Le osservazioni ottenute con i Gemini Multi-Object Spectrographs dei telescopi Gemini North e Gemini South hanno confermato indipendentemente il tipo di esplosione. Il coordinamento tra strumenti spaziali e osservatori terrestri mostra come gli allarmi rapidi possano trasformare un evento imprevedibile in una sequenza misurabile fin dai primi istanti, aiutando gli astronomi a ricostruire il collasso delle stelle massicce e la formazione dei loro getti.
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