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OPPO Reno16, un pianeta 3D sembra fluttuare sulla cover
OPPO ha presentato la Reno16 Series mettendo al centro non una nuova specifica tecnica, ma il modo in cui uno smartphone può essere percepito ancora prima di accendere lo schermo. La novità si chiama 3D Pop Planet Design e trasforma la cover posteriore in una superficie ottica capace di mostrare un piccolo pianeta apparentemente sospeso sopra il dispositivo. L'effetto è visibile a occhio nudo e cambia prospettiva quando il telefono viene inclinato, con l'obiettivo di dare profondità a un elemento che normalmente resta bidimensionale.
La soluzione non utilizza un display secondario né una proiezione tradizionale. Alla base c'è la HoloVerse 3D Technology, sviluppata da OPPO sfruttando i principi dell'Integral Imaging. Questa tecnica ricostruisce un campo luminoso tridimensionale attraverso una matrice di microlenti, un concetto proposto dal fisico Gabriel Lippmann all'inizio del Novecento e rimasto per molto tempo soprattutto negli ambienti di ricerca, anche per la difficoltà di produrre componenti ottici tanto piccoli con precisione sufficiente.
Nel caso della Reno16 Series, sotto la cover lavorano milioni di elementi che l'azienda descrive come microscopici proiettori: ogni unità integra una microlente, uno strato di supporto e un motivo grafico che rappresenta una diversa prospettiva del pianeta. Quando la luce attraversa la matrice, ciascuna lente contribuisce con una porzione dell'immagine; la combinazione dei frammenti produce così la sensazione che il soggetto emerga dal vetro. Non serve quindi indossare occhiali o osservare lo smartphone attraverso una fotocamera.
Il passaggio più complesso riguarda l'allineamento: un'immagine tridimensionale continua richiede che ogni microlente corrisponda esattamente al proprio micro-motivo e OPPO sostiene che uno scostamento di pochi nanometri possa introdurre difetti visibili. A differenza dei motivi ottici ripetuti su una griglia uniforme, qui ogni elemento è diverso dal vicino e deve essere coordinato da modelli computazionali capaci di ricomporre una sola figura coerente.
La fabbricazione è affidata a un processo di Embedded Nano-Printing, adattato per integrare nella scocca strutture ottiche microscopiche. Secondo i dati diffusi dal produttore, il lavoro di ottimizzazione ha portato la profondità percepita dell'immagine fino a 15 millimetri, mantenendone nitidezza e stabilità. Per arrivare a questo risultato sono stati regolati parametri come altezza di sospensione, spessore delle linee, struttura della matrice e corrispondenza tra lenti e motivi.
Non sappiamo, al momento, configurazioni, prezzi o disponibilità per il mercato italiano.
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