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Gli hash delle password Linux sono a rischio, TONTOU buca Spectre v2
Daniël Trujillo e Mengjia Yan del MIT CSAIL hanno sviluppato TONTOU, un attacco capace di superare le più recenti mitigazioni per Spectre v2 e sottrarre informazioni dalla memoria del kernel Linux. La dimostrazione arriva fino al contenuto di /etc/shadow, il file che conserva gli hash delle password, partendo dall'esecuzione di codice locale senza privilegi amministrativi.
Spectre v2, conosciuto anche come Branch Target Injection, manipola il predittore dei salti indiretti della CPU. Il processore viene indotto a eseguire speculativamente istruzioni lungo un percorso scelto dall'attaccante; benché i risultati dell'esecuzione errata vengano scartati, le tracce lasciate nello stato microarchitetturale possono rivelare dati che il programma non dovrebbe leggere.
Le mitigazioni basate sulla neutralizzazione cercano di pulire o isolare il predittore prima che il kernel esegua un salto sensibile. TONTOU sfrutta però l'intervallo tra questa operazione e l'effettivo utilizzo del predittore, chiamato Time-of-Neutralization to Time-of-Use. La tecnica permette di riavvelenare lo stato della CPU dopo la pulizia, aggirando sia eIBRS sui processori Intel sia Safe RET sulle piattaforme AMD.
Il passaggio decisivo è un attacco denominato Interrupt Injection. Un programma non privilegiato pianifica interrupt generati da timer affinché si verifichino durante l'esecuzione del kernel, forzando il passaggio all'apposito gestore. Quest'ultimo diventa il veicolo con cui contaminare il predittore dei salti indiretti o il Return Stack Buffer nella brevissima finestra successiva alla neutralizzazione.
La ricerca amplia il quadro già delineato dagli attacchi speculativi rivolti anche ai processori non ancora in commercio: TONTOU non introduce soltanto un nuovo bersaglio, ma mette in discussione l'assunto temporale su cui poggiano alcune difese. Per allineare gli interrupt al momento corretto, i ricercatori hanno impiegato iniezioni frequenti e tecniche di avvelenamento sia attive sia passive.
La catena completa è stata dimostrata su un sistema AMD Zen 2 con Linux 6.14.0-37-generic e 16 GB di RAM. L'exploit ha estratto memoria arbitraria del kernel con il 91,97% di accuratezza e una velocità di 5,47 byte/s. Il contenuto di /etc/shadow è stato individuato ed estratto in cinque prove su dieci, richiedendo mediamente 18 minuti per ogni tentativo.
L'attacco è applicabile anche a processori Intel, sebbene requisiti software aggiuntivi rendano lo sfruttamento più complesso. AMD ha associato il problema all'implementazione Linux di Safe RET, mentre la necessità di eseguire codice locale non privilegiato esclude una compromissione remota automatica. I risultati sono stati presentati alla Black Hat USA e saranno approfonditi in autunno durante USENIX Security 2026.
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