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Il caldo degli oceani ha superato una soglia estrema
Il Copernicus Climate Change Service dell’Unione Europea ha rilevato un nuovo record per luglio nella temperatura media superficiale degli oceani. Le acque marine globali, escluse le regioni polari e misurate a circa dieci metri di profondità, hanno raggiunto 20,96 °C. Il dato descrive un’anomalia estesa su scala planetaria e si inserisce in una sequenza di temperature eccezionali osservate anche nell’atmosfera e sulla terraferma.
Secondo il rapporto, il primato è stato favorito dalle condizioni di El Niño nel Pacifico tropicale, un fenomeno climatico periodico caratterizzato da acque oceaniche insolitamente calde. El Niño può amplificare temporaneamente la temperatura media globale, ma agisce su un sistema già riscaldato dall’accumulo di gas serra. Il suo contributo non sostituisce quindi l’effetto di fondo del cambiamento climatico, che aumenta la probabilità e l’intensità degli estremi di calore.
Anche la temperatura dell’aria è rimasta su valori eccezionali. La media globale di luglio è stata pari a 16,9 °C, appena sotto il record di 16,95 °C registrato nel luglio 2023. Il valore ha eguagliato quello del 2024, collocando il mese al secondo posto nella serie storica. Una differenza di pochi centesimi di grado nella media planetaria può corrispondere a scostamenti regionali molto più ampi.
In Europa, tre mesi consecutivi di caldo estremo hanno lasciato terreni più asciutti della norma e una siccità diffusa nelle regioni occidentali e centrali. Persistenti sistemi di alta pressione hanno trattenuto il calore sull’Europa occidentale, limitando il passaggio delle perturbazioni e favorendo condizioni secche. La combinazione ha contribuito anche alla formazione di condizioni particolarmente favorevoli agli incendi, che hanno raggiunto livelli estremi in diverse aree del continente.
Il prosciugamento del terreno innesca inoltre un meccanismo di amplificazione. Un suolo umido disperde parte dell’energia disponibile attraverso l’evaporazione dell’acqua; quando si asciuga, una quota maggiore riscalda direttamente l’aria. Si crea così un feedback tra caldo e aridità: temperature elevate accelerano la perdita di umidità, mentre la riduzione dell’evaporazione permette al calore di accumularsi più facilmente vicino alla superficie.
Il valore oceanico non significa che ogni mare abbia raggiunto la stessa temperatura. È una media calcolata su un’area enorme, dalla quale sono escluse le zone polari, e può nascondere differenze regionali significative. Una temperatura superficiale del mare più alta può comunque influenzare l’evaporazione, l’umidità atmosferica e gli scambi di energia tra oceano e atmosfera, modificando le condizioni nelle quali si sviluppano alcuni eventi meteorologici.
I dati sono ricavati dalle analisi climatiche elaborate dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine. Il singolo record mensile non consente di attribuire automaticamente ogni ondata di calore, siccità o incendio a una sola causa. La convergenza tra oceani eccezionalmente caldi, temperature atmosferiche elevate e terreni impoveriti d’acqua mostra però come fenomeni naturali e riscaldamento di lungo periodo possano sovrapporsi, rafforzando gli estremi regionali.
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