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Recensione Insta360 X6: tutto quello che una 360 camera dovrebbe essere, tranne per una cosa
Insta360 domina il mercato delle fotocamere 360° con una quota che, secondo IDC, supera il 70% a livello globale. Non è un dettaglio da poco: quando il leader assoluto del settore decide di lanciare un nuovo modello di punta, la domanda giusta non è solo se valga la pena guardarla, ma quanto davvero cambi le carte in tavola rispetto alla generazione precedente.
Insta360 X6 arriva esattamente un anno e mezzo dopo la X5, e non si limita a un aggiornamento di facciata. Il sensore cresce, la batteria cresce, la risoluzione delle foto quasi raddoppia. Vediamo quindi di che pasta è fatta la nuova regina delle 360 e cerchiamo di capire il vero prezzo del suo trono.
Insta360 X6 monta due sensori Sony custom da 1/1,1 pollici, uno per obiettivo, con apertura F2.0 e lunghezza focale equivalente di 7,78 millimetri. Rispetto ai sensori da 1/1,28 pollici della X5, la superficie totale cresce del 33%.
La differenza si vede anche nella risoluzione delle foto panoramiche: si passa dai 72 megapixel della X5 ai 120 megapixel della X6, quasi il doppio.
Ma non è (mai) solo un fatto di megapixel: il nuovo sensore raccoglie circa quattro volte più luce per fotogramma rispetto al modello precedente, il che significa migliori risultati in tutte le condizioni: più dettaglio laddove prima ci sarebbe stata ombra nelle riprese diurne, e più luce su tutta la scena in quelle notturne.
La modalità Pure Video è quella pensata appositamente per le riprese in notturna o comunque in condizioni di scarsa luminosità. Se la clip qui sopra vi sembra molto luminosa non è perché la grotta nella quale mi trovavo fosse un pozzo di luce, ma perché la X6 ha lavorato bene nel catturare la luce presente e nel tirare fuori dettagli dalle ombre.
Del resto siamo abituati da anni ai video in notturna degli smartphone che sembrano girati quasi di giorno, quindi nessuno dovrebbe stupirsi che ci riesca anche una camera del genere.
Dietro ai sensori lavora un sistema a triplo chip AI: un processore principale a 4 nanometri con otto core e clock a 3,3GHz, affiancato da due chip dedicati all'elaborazione dell'immagine. Sempre continuando il parallelo, si tratta di ben il 500% di potenza di calcolo in più rispetto alla X5, a fronte di un consumo energetico inferiore del 35%. È più veloce e consuma meno: il sogno di ogni produttore di qualsiasi dispositivo.
La gamma dinamica resta a 13,5 stop, lo stesso valore della X5. Su questo specifico parametro non c'è stato alcun salto generazionale, ma ciò non significa che le scene in HDR risulteranno identiche.
Grazie ad AdaptiveTone 2.0, ogni obiettivo misura l'esposizione in modo indipendente e cattura due scatti per fotogramma, uno più chiaro e uno più scuro, per non perdere dettaglio quando le due metà della scena hanno una luce molto diversa tra loro, per esempio un lato in pieno sole e l'altro in ombra.