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VW: nel momento più delicato, la dinastia Porsche-Piëch ha un problema di successione
Wolfgang Porsche e Hans Michel Piëch lasciano il consiglio Volkswagen. Chi prenderà il timone in un momento cruciale tra calo profitti e sfida al vertice?
A 81 anni Wolfgang Porsche e a 82 Hans Michel Piëch hanno deciso che può bastare. Presidente e vicepresidente di Porsche Automobil Holding SE non si ripresenteranno per un posto nel consiglio di sorveglianza del Gruppo Volkswagen. Un passo indietro che segna il tramonto di un’era familiare e istituzionale. E il momento scelto non potrebbe essere più delicato (c’è in atto un piano anti crisi): se c’è una cosa che a Wolfsburg oggi non si possono permettere, è proprio l’incertezza al comando.
Non parliamo di un’azienda sull’orlo del precipizio, per carità. Volkswagen i conti in attivo li porta ancora a casa. Ma le spie rosse sul cruscotto continuano ad accendersi. Profitti in picchiata, vendite con il freno a mano tirato e quell’egemonia sul mercato cinese che un trimestre dopo l’altro si sta sbriciolando. Il margine di sicurezza si è fatto sottilissimo. Sbagliare la scelta di chi dovrà guidare il consiglio di sorveglianza sarebbe un azzardo imperdonabile.
Chi prende in mano il timone? Se la famiglia vuole tenere la presa sul gruppo (e non c’è motivo di dubitarne) la mappa porta a un nome solo: Ferdinand Oliver Porsche. Ha 65 anni, è il nipote di Wolfgang e siede già nel consiglio di sorveglianza. Ha l’età giusta, la presenza e il cognome pesante. Insomma, l’usato sicuro.
L’alternativa è uno strappo generazionale. I suoi due figli, Ferdinand Rudolf Wolfgang e Felix Alexander, hanno 33 e 30 anni. Entrambi sono già nel consiglio di amministrazione e sono cresciuti dentro le mura dell’azienda. Ma piazzarli al vertice farebbe venire il mal di testa ai “vecchi saggi". In un momento d’incertezza dove la prudenza sembra la virtù migliore, scommettere su due trentenni rischia di essere decisamente “troppo".
C’è poi il piano B. Ovvero quello di nominare un presidente esterno all’asse Porsche-Piëch. In realtà non sarebbe nemmeno un’assoluta novità. Tra il 1987 e il 2002 fu Klaus Liesen a guidare il consiglio senza avere il sangue “giusto”, lavorando fianco a fianco con un gigante come Ferdinand Piëch senza che il gruppo crollasse.
I media tedeschi per ora tacciono e non fanno nomi. Ma il punto è un altro: chiunque si siederà su quelle poltrone scottanti dovrà avere il coraggio e l’indipendenza per sbloccare scelte strategiche che a Wolfsburg vengono rinviate da troppo tempo. Il cognome aiuta ad aprire le porte, d’accordo, ma poi bisogna saper “guidare”.