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SpaceX, stadio Falcon 9 sulla Luna: detriti simulati fino a 183 km
Una dispersione laterale di circa 183 chilometri e un getto di materiale alto fino a 100 chilometri: sono le dimensioni stimate per gli ejecta prodotti dall’impatto dello stadio Falcon 9 2025-010D sulla Luna. Il veicolo ha raggiunto il suolo lunare il 5 agosto 2026, intorno alle 06:34 UTC. Le simulazioni mostrano come eventi simili possano esporre habitat, pannelli solari, veicoli e astronauti a polvere e frammenti anche a grande distanza dal punto di collisione.
Il secondo stadio aveva una massa stimata tra 3.900 e 4.000 chilogrammi e ha colpito la superficie a circa 2,43 km/s, equivalenti a quasi 8.700 km/h. Proveniva dal lancio che aveva trasportato verso la Luna Blue Ghost Mission 1 di Firefly Aerospace e Resilience di ispace. Blue Ghost è riuscito ad allunare, mentre Resilience si è schiantato durante il proprio tentativo di discesa.
Il modello elaborato da William Jo, David B. Goldstein, Philip L. Varghese, Jordan K. Steckloff e dagli altri autori prevedeva una cortina di ejecta alta tra 15 e 20 chilometri. Al centro dell’impatto, un getto più concentrato avrebbe potuto raggiungere una quota compresa tra 75 e 100 chilometri, mentre parte del materiale si sarebbe distribuita orizzontalmente per decine o centinaia di chilometri.
Nei primi 25 millisecondi della simulazione sarebbero stati sollevati quasi 13.000 chilogrammi di materiale, più di tre volte la massa dello stadio. Il 99,3% della massa contenuta nella cortina sarebbe rimasto sotto i 200 m/s. Queste quantità descrivono il comportamento previsto dal modello e non sono misure definitive dell’evento reale.
Il singolo impatto non ha rappresentato un pericolo rilevante nello scenario lunare attuale, ancora quasi privo di infrastrutture. Con l’aumento delle attività umane e robotiche, il team indica però la necessità di definire criteri per lo smaltimento degli stadi, migliorare il tracciamento degli oggetti nello spazio cislunare e stabilire distanze di sicurezza. Habitat, veicoli e sistemi energetici dovranno inoltre prevedere protezioni adeguate contro polvere e frammenti.
Un primo confronto con la realtà arriva da Danuri, l’orbiter lunare della Corea del Sud. Le immagini raccolte prima e dopo l’impatto mostrano cambiamenti del terreno e tracce della dispersione degli ejecta, offrendo dati con cui verificare le previsioni sul cratere e sul materiale espulso dalla superficie.
Il lavoro di Jo e coautori è stato pubblicato su arXiv come preprint e risulta ancora privo di revisione paritaria. Altezze, distanze e masse riportate devono quindi essere considerate risultati quantitativi di una simulazione. Le osservazioni di Danuri potranno chiarire quanto il modello abbia riprodotto gli effetti dell’impatto e affinare la valutazione dei rischi per le future operazioni lunari.
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