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La tabaccheria ieri e oggi, immagine dell'Italia che cambia
La porta si apre. Un cliente entra, dice appena buongiorno e si dirige verso il bancone. Non ha bisogno di chiedere nulla. Il tabaccaio, sicuro, allunga una mano verso uno scaffale, prende, tra molti, quel preciso pacchetto di sigarette e lo appoggia davanti a lui. È sempre lo stesso da venti, forse trent'anni. Lo scambio dura pochi secondi. I soldi passano da una mano all'altra, la porta si richiude. Fine della scena. Ma è solo la prima. Perché una tabaccheria non è più da tempo soltanto una tabaccheria. È uno di quei luoghi che raccontano un Paese meglio di molte statistiche. Basta fermarsi qualche ora accanto al bancone per vedere sfilare un campionario di umanità che difficilmente si incontra altrove. Un tempo era tutto più semplice. C'erano le sigarette, il librone con i vari tagli di francobolli, i valori bollati, la colonnina con confezioni di fiammiferi e cerini, i giornali. Le giornate scorrevano con la regolarità di un orologio. Oggi invece il piccolo locale sotto casa assomiglia a una centrale operativa. Si pagano bollette, bollo auto e contravvenzioni, si ritirano pacchi, si effettuano ricariche, si spediscono documenti. Soprattutto si gioca, e non solo al Gratta e Vinci: i monitor per le giocate quasi istantanee si accendono e si spengono senza sosta, i lettori ottici lampeggiano, le stampanti sputano ricevute una dopo l'altra.
Eppure, dietro la tecnologia, sono sempre le persone a riempire la scena. Ci sono i veterani del fumo, uomini e donne che arrivano alla stessa ora e chiedono le stesse sigarette di una vita. Hanno visto raddoppiare i prezzi, cambiare le confezioni, sparire le pubblicità e nascere le sigarette elettroniche. Poi arrivano quelli che inseguono la fortuna. Entrano con un Gratta e Vinci piegato in tasca o con una schedina stretta fra le dita. Alcuni si fermano pochi minuti. Altri tornano più volte nell'arco della giornata, come se quel bancone custodisse una risposta che tarda ad arrivare. Controllano i numeri, confrontano le combinazioni, cercano un segnale favorevole. A volte vincono qualche euro e il sorriso dura il tempo necessario per acquistare un nuovo biglietto. Più spesso escono in silenzio, ma quasi mai smettono di sperare. Anche il fumo ha cambiato volto. Dove una volta dominavano soltanto pacchetti e accendini, oggi convivono dispositivi elettronici, capsule, liquidi aromatizzati e tabacco riscaldato. Cambiano i colori, le tecnologie, perfino i profumi. Ma, osservando bene la scena, viene il dubbio che sia cambiato meno di quanto sembri. Perché i prodotti si trasformano, mentre il bisogno che li accompagna resta simile. Dal bancone si vede tutto. Si vedono le mani nervose di chi non riesce ad aspettare, gli occhi felici di chi attende in fila di incassare una vincita anche solo di due euro, la fretta di chi entra soltanto per pagare una bolletta, la rabbia di chi ha ricevuto una multa quasi sempre ingiusta, la solitudine di chi approfitta di una commissione qualsiasi per scambiare due parole. Il tabaccaio ascolta, osserva, ricorda. Conosce gli orari dei pensionati, le abitudini degli impiegati, i sogni dei giocatori incalliti e i gusti dei fumatori più fedeli. Quando arriva la sera, le luci si spengono e la serranda scende: ma anche domani la vecchia e nuova tabaccheria continuerà a raccontare la stessa storia: quella di un'Italia che cambia continuamente faccia, prodotti e tecnologie, ma che dietro un semplice bancone continua a portare ogni giorno le proprie abitudini, le proprie speranze e le proprie fragilità.
La tabaccheria ieri e oggi, immagine dell'Italia che cambia
ROMA,
14 agosto 2026, 17:57
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