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Blue Origin raddoppia le rampe, ma il razzo New Glenn è fermo
Blue Origin ha avviato la costruzione di una seconda rampa a Cape Canaveral mentre continua a riparare quella danneggiata dall’esplosione avvenuta durante un test a terra in maggio. In parallelo, l’azienda vuole preparare il complesso per una versione più potente del suo razzo orbitale. La rampa esistente dovrebbe tornare a sostenere i voli del New Glenn 7x2 entro fine anno. Il progetto amplia l’infrastruttura, ma non risolve nell’immediato lo stop operativo.
La nuova area, denominata LC-36B, sorgerà accanto alla LC-36A all’interno del Launch Complex 36. Secondo i piani annunciati dall’azienda, l’impianto comprenderà una torre alta circa 213 metri, per la quale saranno acquistate fino a 2.500 tonnellate di acciaio. Nelle vicinanze verranno realizzate anche una struttura per l’integrazione verticale del razzo e un edificio dedicato alla preparazione dei carichi utili.
Le sigle 7x2 e 9x4 descrivono il numero di motori montati sui due stadi. La configurazione attuale impiega sette motori BE-4 al primo stadio e due BE-3U al secondo. Il futuro New Glenn 9x4 ne utilizzerà rispettivamente nove e quattro, offrendo più spinta e la possibilità di trasportare carichi maggiori. Entrambe le configurazioni sono progettate attorno alla riutilizzabilità del primo stadio, che dovrebbe ridurre costi e tempi fra le missioni.
La conseguenza operativa è concreta: due rampe e nuovi edifici consentirebbero, una volta completati, di distribuire le attività e sostenere una maggiore capacità di lancio. Per chi segue la tecnologia spaziale, la parte decisiva non è soltanto il razzo, ma l’intero sistema industriale necessario per assemblarlo, rifornirlo e preparare i satelliti senza creare colli di bottiglia.
La ricostruzione di LC-36A rimane comunque la priorità dichiarata. Il lavoro si collega al nostro approfondimento sui test del secondo stadio di New Glenn, un passaggio necessario per riportare il vettore in servizio e sostenerne le future missioni. Un gruppo separato può quindi occuparsi di LC-36B senza sottrarre completamente risorse al recupero della rampa danneggiata.
Il complesso ha già ospitato due rampe durante l’epoca degli Atlas-Centaur e dei successivi Atlas I, II e III. Da queste strutture partirono sonde della NASA come Surveyor, Mariner e Pioneer, oltre a carichi commerciali e per la sicurezza nazionale. Blue Origin ha assunto la gestione del sito nel 2015, ha iniziato a ricostruirlo nel 2016 e vi ha effettuato il primo lancio di New Glenn nel 2025.
Restano però incognite sostanziali. Blue Origin non ha comunicato una data per il completamento di LC-36B né per il debutto della configurazione 9x4, mentre il ritorno al volo della versione 7x2 entro fine anno rappresenta ancora un obiettivo aziendale. Prima dell’incidente erano previste fino a otto-dodici missioni nel corso dell’anno; ora l’ipotesi più ottimistica è un solo nuovo lancio. La seconda rampa prepara quindi una capacità futura, ma la verifica immediata sarà il recupero sicuro e affidabile dell’impianto esistente.
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