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Mortal Shell II - La recensione
Non credo di aver giocato, negli ultimi tempi, a un gioco più sorprendente e allo stesso tempo frustrante di Mortal Shell II. Da un lato, questo sequel di Mortal Shell del 2020 è talmente superiore al primo capitolo che sembra quasi difficile credere che sia stato realizzato dallo stesso, contenuto team (passato da 15 a circa 30-40 dipendenti per l'occasione), e talmente ispirato, divertente e soddisfacente sotto quasi ogni aspetto da meritarsi di diritto un posto in cima alla lista dei migliori action GdR a stampo soulslike degli ultimi anni. Dall'altro, non ricordo un altro titolo che abbia remato così tanto contro la mia intenzione di dargli un voto ancora più alto di quello che alla fine ho scelto, a causa di una serie di problemi tanto facilmente risolvibili quanto onnipresenti e fastidiosi, che mi hanno infine costretto a non concedergli quel mezzo punto in più.
Alla base, Mortal Shell II è un gioco d'azione singleplayer con elementi da GdR fortemente ispirato alle produzioni di FromSoftware, e per certi versi facilmente paragonabile a Elden Ring, da cui prende in prestito anche l'idea di un mondo aperto esplorabile liberamente dal giocatore. Proprio come nel primo capitolo, però, il suo elemento più caratteristico rimane la possibilità di sfruttare il potere dell'Araldo, il protagonista silenzioso dell'avventura, per abitare i corpi di grandi guerrieri caduti e trasformarli in veri e propri involucri con cui affrontare i nemici, alterando il gameplay. L'obiettivo è esplorare l'ampio mondo di gioco e sconfiggere una serie di boss disseminati alla fine delle diverse regioni nel tentativo di recuperare le uova richieste dalla "Sottomadre", una figura divina che guida il protagonista e gli affida il compito di attraversare il regno per riportarne indietro il maggior numero possibile.
Dopo quasi 30 ore trascorse tra Fainweald, le rovine di Mammon e le altre aree del mondo di gioco, ho raggiunto il finale sconfiggendo tutti i boss principali e secondari, ricomponendo l'intera mappa (divisa in stralci da recuperare) e sbloccando tutte le armi, gli involucri e oltre il 90% degli equipaggiamenti, lasciandomi alle spalle soltanto una manciata di contenuti opzionali per cui potrebbe servirmi una guida. Il risultato è la piacevole conferma di aver giocato a uno dei soulslike migliori degli ultimi tempi, divertente, ricco di idee e capace di regalare grandi soddisfazioni, ma anche pieno di bug, problemi di localizzazione e un bilanciamento terribile, tra i peggiori che abbia mai incontrato in un gioco di questo genere. Chi giocherà a Mortal Shell II dopo l'arrivo delle necessarie patch, compresa quella del day one che, mi è stato detto, dovrebbe risolvere molti dei problemi che ho incontrato, potrà probabilmente godersi questa splendida avventura in condizioni decisamente migliori rispetto a quelle in cui l'ho vissuta io.
Andiamo per ordine. Pur raccontando una storia indipendente e facilmente comprensibile anche dai neofiti della serie, Mortal Shell II riprende il filo dalla conclusione del primo capitolo. Dopo la fine dell'avventura del precedente protagonista a Fallgrim e un periodo di relativa pace, sul mondo precipita un essere divino dalle dimensioni colossali noto come la Sottomadre. Inizialmente venerato dagli abitanti, il suo corpo viene infine profanato e saccheggiato: dalle sue ossa vengono intagliati templi, i suoi resti vengono collezionati e le sue uova vengono rubate, lasciandone una sola. È proprio da questa che nasce l'Araldo, protagonista di questa nuova avventura, incaricato dalla Sottomadre di mettersi in marcia per recuperare le altre uova, o "Ova", come vengono chiamate, al cui interno si trovano i suoi fratelli. La maggior parte di queste è però finita sotto il controllo di creature orripilanti, nascoste dietro grandi cancelli che sorgono nelle diverse regioni della mappa.
Dopo un prologo di circa mezz'ora, che serve a imparare i comandi e a prendere confidenza con il nuovo sistema di combattimento, l'Aral