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Finalmente dopo 35 anni ho finito il videogioco incubo della mia infanzia!
La mia prima "vera" console domestica è stata il Nintendo NES ricevuta in regalo nel 1991, alla tenera età di sette anni: ho passato anni felici giocando a titoli come Super Mario Bros, Super Mario Bros 3, DuckTales e tanti altri capolavori. Generalmente ai tempi finivo tutti i giochi che mi passavano tra le mani (acquistati, noleggiati o prestati dagli amici) tranne uno...
Parlo di Double Dragon II The Revenge, picchiaduro a scorrimento che come sapranno i più informati non è un banale porting del gioco arcade bensì un titolo del tutto nuovo, un progetto parallelo sviluppato esclusivamente per NES.
Se il primo Double Dragon per la console Nintendo era piuttosto acerbo e Double Dragon 3 era sin troppo difficile, Double Dragon II rappresenta invece per molti la perfezione assoluta considerando anche le limitate potenzialità del NES.
Ho provato per anni a finirlo e non ci sono mai riuscito, fino a qualche giorno fa, quando armato di pazienza ho ritirato fuori il NES e la cartuccia originale di Double Dragon 2 The Revenge. Ovviamente non funzionava nulla nemmeno dopo aver soffiato sui contatti della cassetta (sì lo so, non serve a nulla ma sono un romanticone e volevo rivivere e le emozioni dell'epoca) ho spruzzato del sano WD-40 sui contatti della cartuccia e del NES ed ecco ci siamo!
Double Dragon 2 presenta tre diversi livelli di difficoltà selezionabili, il primo è una barzelletta che permette di giocare solamente tre stage (utile per fare pratica) mentre i veri pro scelgono il livello Supreme Master, l'unico che permette di affrontare tutti i livelli e il boss finale.
Double Dragon 2 è tosto, non c'è nulla da dire. I primi livelli scorrono facili grazie anche alla memoria muscolare ma la seconda parte del gioco è un vero casino: i nemici sono sempre più grossi e difficili da stendere, le armi scarseggiano e bisogna ricorrere solamente a pugni e calci.
Le vite a disposizione sono solamente tre e non c'è modo di incrementare il contatore, perdere una vita è sin troppo facile, banalmente basta anche cadere da una sporgenza per prendere una vita preziosissima. E cadere di sotto in Double Dragon 2 è sin troppo facile considerando anche come sia poco intuitivo il sistema di controllo. Per saltare si premono i tasti A e B insieme, gli stessi possono essere usati per sferrare anche un super calcio rotante premendo in aggiunta anche il tasto giù sul d-pad. I calci volanti sono difficilissimi da portare a termine (complice un sistema di collisioni non proprio perfetto) e non parliamo dei salti che devono essere letteralmente millimetrici per evitare di cadere nel vuoto.
Gli ultimi tre livelli sono appunto pieni di piattaforme mobili, lo stage che precede lo scontro con il boss è un vero incubo in tal senso, con piattaforme che appaiono e scompaiono nel giro di pochi secondi... che stress! In ogni caso, prova e riprova sono riuscito a portare Billy Lee allo scontro con il boss finale, quest'ultimo in realtà piuttosto facile da sconfiggere se si conoscono i pattern tipici dei boss dei giochi 8-bit come Ninja Gaiden ad esempio.
Ore spese? Molte, in se Double Dragon 2 The Revenge è un gioco piuttosto breve e si finisce in circa quaranta minuti ma gli innumerevoli tentativi mi hanno portato via una decine di ore abbondanti. Soddisfazione? Infinita, finalmente anche la bestia nera della mia infanzia videoludica è stata sconfitta!
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