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Recensione Mortal Shell 2, più grande, grosso e cattivo?
In questo caldo, caldissimo agosto che sta attanagliando la nostra penisola e buona parte del globo a provare a rinfrescarci un po’ è Cold Symmetry. Dopo averci regalato nel 2020 il buon Mortal Shell, lo studio ci riprova infatti ora con il seguito diretto, che si preannuncia essere più ambizioso, rifinito e brutale del precedente.
Promesse che abbiamo avuto l’occasione di provare con mano sulla nostra pelle nelle scorse settimane e di cui siamo finalmente pronti a raccontarvi qualcosa di più. Sarà valsa la pena attendere sei anni per Mortal Shell 2 o i passi in avanti non sono quelli sperati?
Vi rispondiamo fin da subito alla domanda conclusiva del paragrafo precedente: decisamente sì, pur non trattandosi di un'opera esente da difetti. I miglioramenti apportati da Cold Symmetry sono in ogni caso ben evidenti e non neghiamo di esserci divertiti molto con Mortal Shell 2, ritrovandoci dinnanzi uno dei souls-like più interessanti degli ultimi tempi.
Alla base del tutto rimangono le meccaniche che hanno reso unico il capostipite della serie, come la possibilità di cambiare involucro e indurirsi prima di ricevere un colpo avversario, oltre che numerosi richiami a livello stilistico e non solo. Non preoccupatevi, comunque, se non avete avuto la possibilità di giocare al primo Mortal Shell, dato che questo secondo episodio è completamente godibile anche da un totale neofita della saga, sebbene alcuni riferimenti possano essere compresi a fondo solo da coloro che hanno vissuto pure il primo capitolo.
Per il resto ci siamo trovati dinnanzi una grande lettera d’amore al genere e all’esplorazione. Una volta entrati in gioco, dopo una prima immancabile zona che fa da tutorial al tutto, ci siamo infatti trovati fin da subito immersi nell’avventura, senza una meta precisa o un cammino ben definito. Il titolo si limita infatti a farci sapere che il nostro compito è quello di recuperare gli Ovum sottratti alla Sottomadre, delle specie di grosse uova, e di purificare la corruzione che sta attanagliando il mondo di gioco. Dove andare e come arrivarci non ci è stato dato saperlo e siamo stati completamente liberi di affrontare le sfide del titolo nell’ordine da noi preferito, navigando le varie interconnesse zone di gioco senza quasi nessun vincolo.
Il trovarci catapultati in una situazione del genere ha fatto subito emergere le tanto care sensazioni che abbiamo imparato ad amare in anni e anni di soulslike, con la presenza di vicoli celati, aree nascoste, passaggi secondari e scorciatoie che ci hanno fatto particolarmente apprezzare il mondo di gioco imbastito da Cold Symmetry. Grosse fortezze e lugubri paludi, zone uscite direttamente dalle profondità dell’inferno e all’apparenza placide pianure: in Mortal Shell 2 abbiamo avuto modo di vedere un po’ di tutto e di farlo in modo tutto sommato organico.
A rendere l’esperienza più varia e soddisfacente sono sei grossi dungeon, ognuno nascosto dietro un possente cancello, dentro i quali trovare dopo svariate peripezie e diversi nemici quelli che sono i boss primari del gioco, nonché i principali ladri degli Ovum mancanti. Presenti poi anche svariati dungeon minori, disseminati un po’ ovunque nella mappa e rappresentati da scale che scendono in profondità. Alcuni di essi sono particolarmente vasti e ben realizzati, oltre che presentare di tanto in tanto anche dinamiche uniche e ben pensate, mentre altri si sono rivelati appena passabili.
Soffermandoci sulla prima categoria bisogna però assolutamente fare un plauso alla software house, dato che all’interno di essi abbiamo vissuto avventure notevoli: per intenderci, una delle boss battle affrontate riprende ad esempio le meccaniche dell’indimenticabile scontro con Psycho Mantis del primo Metal Gear Solid, mentre un altro dungeon ha trasformato il gioco in un’esperienza simil stealth.
Per quanto riguarda il piano del gameplay, anche in questo caso Mortal Shell 2 ha fatto dei passi da gigante rispetto al primo episodio, pur senza tradirne le ori