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Il prezzo della benzina è raddoppiato negli ultimi 30 anni
Un'analisi del Codacons evidenzia come, tra il 1996 e il 2026, la benzina sia raddoppiata e il diesel sia quasi triplicato, con pesanti effetti a catena su inflazione e carrello della spesa.
Negli ultimi trent’anni, gli automobilisti italiani hanno assistito a un incremento continuo dei prezzi dei carburanti alla pompa. Finora questa era solo un’impressione comune, avvalorata dai ricordi di chi negli anni ’90 manteneva l’auto con una frazione dei costi attuali, ma ora a sancirlo sono i dati. Il Codacons ha infatti pubblicato un’analisi comparativa che mette a confronto i listini medi die carburanti del secondo trimestre del 1996 con quelli dello stesso periodo del 2026. I risultati delineano un quadro allarmante per i bilanci delle famiglie e per l’intera competitività del sistema economico nazionale.
Nel secondo trimestre del 1996, il prezzo medio della benzina in Italia si attestava a 928,51 euro per 1.000 litri, pari a circa 0,929 euro al litro (il prezzo è stato convertito, dato che erano ancora in vigore le Lire). A distanza di trent’anni, nel secondo trimestre del 2026, la tariffa per la stessa quantità di carburante ha toccato i 1.854,34 euro per 1.000 litri (ossia 1,854 euro al litro). Questo incremento, calcolato dal Codacons nell’ordine del +99,7%, corrisponde di fatto al raddoppio del prezzo della verde.
Per comprendere l’impatto reale sulle tasche dei cittadini, basta guardare al classico pieno da 50 litri: se nel 1996 richiedeva l’equivalente in lire di 46,43 euro, nel 2026 il costo è salito a 92,72 euro, con un aggravio immediato di oltre 46 euro per ogni singolo rifornimento.
Ancora più evidente è la crescita dei prezzi registrata dal gasolio, un carburante storicamente strategico non solo per i pendolari ma anche per l’intera filiera del trasporto merci. Nel secondo trimestre del 1996, il diesel registrava un prezzo medio di 730,07 euro per 1.000 litri (0,730 euro al litro). Trent’anni dopo, la cifra è aumentata fino a raggiungere 2.019,33 euro per 1.000 litri (2,019 euro al litro).
La crescita percentuale calcolata dall’associazione dei consumatori è pari al +176,6%, il che significa che oggi il gasolio costa circa 2,8 volte in più rispetto a trent’anni fa. In termini di rifornimento, un pieno da 50 litri di diesel è passato da 36,50 euro a ben 100,97 euro, costringendo gli utenti a sborsare quasi 64,5 euro in più a ricarica.
Il rialzo di benzina e gasolio non rappresenta solo una penalizzazione della mobilità individuale, ma innesca una reazione a catena che investe l’intero tessuto economico del Paese. Poiché la stragrande maggioranza delle merci in Italia viaggia su gomma, l’aumento dei costi logistici e di distribuzione si scarica inevitabilmente sui prezzi al dettaglio dei beni di consumo, colpendo il potere d’acquisto generale delle famiglie.
Questo fenomeno rischia di alimentare ulteriormente la spirale inflazionistica. Il Codacons ha evidenziato come le recenti fiammate estive dei prezzi alla pompa non siano ancora state pienamente recepite nelle stime ufficiali dell’inflazione Istat di luglio, ferma al 2,9%. Un’inflazione a tale livello comporta già un aggravio annuo di circa 959 euro per la famiglia tipo e fino a 1.324 euro per un nucleo con due figli, cifre destinate inevitabilmente a salire sotto la spinta dei rincari dei carburanti.
A fronte di questa situazione, in cui incidono pesantemente sia il costo della materia prima sia la forte pressione fiscale tra IVA e accise, il Codacons lancia un appello alle istituzioni. L’associazione sottolinea come non siano più sufficienti tagli temporanei come quelli sulle accise e sollecita l’esecutivo a agire: “il governo deve intervenire sui prezzi alla pompa con misure strutturali, individuando strumenti realmente in grado di contenere i listini e tutelare gli automobilisti”. Solo interventi duraturi sui meccanismi di formazione del prezzo potranno garantire una reale sostenibilità per l’intero sistema economico italiano.