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CD Projekt riconosce il valore e l'utilità dell'IA, ma non è sicura che sia la strada da seguire
L'intelligenza artificiale continua a essere uno dei temi più discussi nell'industria videoludica, ma in casa CD Projekt Red prevale ancora una certa cautela. In una recente intervista con EDGE, il co-CEO Michał Nowakowski ha ribadito la propria posizione sull'IA generativa, sostenendo che strumenti di questo tipo possano migliorare la produttività degli studi, ma non siano in grado di sostituire il lavoro creativo necessario per realizzare videogiochi complessi come The Witcher o Cyberpunk. "Non credo che l'IA possa semplicemente sedersi e creare giochi", ha dichiarato il dirigente, tornando su un argomento a cui aveva già accennato lo scorso anno.
Nowakowski ha raccontato di aver recentemente parlato con il fondatore di uno studio che basa gran parte del proprio sviluppo proprio sull'intelligenza artificiale. Secondo questo sviluppatore, l'uso massiccio dell'IA consentirebbe di realizzare decine di prototipi in pochi giorni e arrivare persino alla pubblicazione di un gioco nel giro di poche settimane. Una prospettiva che il dirigente di CD Projekt Red guarda però con scetticismo. "Forse avrà successo, ma ho dei dubbi sul fatto che questa sia davvero la strada da seguire", ha spiegato, lasciando intendere che velocità ed efficienza non siano necessariamente sinonimi di qualità.
Pur escludendo un ruolo centrale dell'IA nella creazione dei suoi futuri giochi, CD Projekt Red ammette comunque di utilizzare questi strumenti in alcune aree produttive. "I benefici sono reali e significativi", ha affermato Nowakowski, precisando però che si tratta principalmente di attività legate alla produttività e non alla progettazione creativa. "Non conosco situazioni in cui l'IA possa creare da sola un videogioco. Non sarà lei a realizzare The Witcher 5 o The Witcher 6". Le dichiarazioni si inseriscono in un dibattito sempre più acceso all'interno del settore, dove alcuni studi stanno sperimentando nuove applicazioni dell'IA generativa, mentre altri continuano a sottolineare l'importanza del cervello umano nello sviluppo dei videogiochi.