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Costruire un'azienda potenziata dall'AI: la base da mettere prima dei tool
Il 16,4% delle imprese attive in Italia con almeno dieci addetti usa strumenti di intelligenza artificiale nel 2025, il doppio dell'8,2% di un anno prima, secondo l'ultima rilevazione Istat sulle imprese e le tecnologie digitali. Fra le grandi aziende l'adozione tocca il 53,1%, fra le piccole e medie si ferma al 15,7%, e la differenza non sta quasi mai nel budget disponibile. La risposta sta in quello che c'è prima di firmare il contratto: dati raggiungibili, processi scritti, un responsabile che decide cosa passa a un modello, qualcuno in casa che sa farlo funzionare.
A livello europeo il quadro somiglia molto a quello italiano: nel 2025 il 20% delle imprese dell'Unione con almeno dieci dipendenti usa tecnologie di intelligenza artificiale, contro il 13,5% del 2024, con la Danimarca al 42% e la Romania ferma al 5,2%. Il divario fra chi ottiene un ritorno e chi no si gioca prima che arrivi il tool, su quattro basi che quasi nessuno controlla con un metodo: dove stanno i dati e chi ne ha la responsabilità, quali processi sono scritti abbastanza da essere automatizzati, chi ha l'autorità di decidere cosa un dipendente può passare a un modello, quale competenza esiste già dentro l'azienda. Chi salta questa base compra licenze che restano chiuse in un cassetto.
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