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Le vincite virali di Polymarket nascondevano puntate finte
Polymarket è finita sotto esame per una campagna social costruita attorno a vincite apparentemente reali, ma basate su scommesse simulate. Il punto non è solo promozionale: la piattaforma dei prediction market sta cercando di rafforzare la propria presenza negli Stati Uniti, mentre una parte dei contenuti virali avrebbe mostrato operazioni mai avvenute sul servizio principale.
Il caso più emblematico riguarda un creator universitario che ha pubblicato un video in cui sembrava vincere 100.000 dollari puntando sul fatto che Donald Trump avrebbe pronunciato la parola McDonald’s in pubblico. I dati delle transazioni, però, non mostrerebbero alcuna vincita di quel tipo nel periodo indicato. Lo stesso creator avrebbe mostrato 145 operazioni tra gennaio e maggio: secondo la ricostruzione, erano tutte finte.
La meccanica sarebbe stata molto precisa: copie quasi identiche del sito, ambienti separati e indicazioni operative ai creator su cosa dire e come presentare i filmati. In diversi video lo schema si ripeteva: apertura della piattaforma, puntata rapida, reazione alla vincita e riferimento al denaro facile. La parola prediction market, in questo contesto, smette di essere solo una categoria tecnologica e diventa anche un problema di fiducia.
In totale sarebbero stati analizzati 1.105 video realizzati da dieci creator, con puntate simulate per circa 1,9 milioni di dollari. Una parte dei contenuti mostrava presunte vincite per quasi 900.000 dollari, ma quelle stesse scommesse, se fossero state reali, avrebbero prodotto perdite superiori a 166.000 dollari. La campagna avrebbe raccolto oltre 140 milioni di visualizzazioni su TikTok, YouTube e Instagram.
La vicenda pesa anche perché l’accesso statunitense al sito principale di Polymarket è limitato dal 2022, dopo l’intervento della CFTC contro un exchange non registrato. La piattaforma, nel frattempo, ha avviato una versione regolamentata negli USA tramite app mobile dopo l’acquisizione di QCX, società autorizzata dall’ente federale. È lo stesso contesto regolatorio che aveva già portato alla ribalta un precedente caso legato a Polymarket e a scommesse controverse.
I creator sarebbero stati pagati tra 2.000 e 3.000 dollari al mese e invitati a far sembrare i contenuti personali e organici, evitando di inserire Polymarket nei nomi degli account. L’indicazione più delicata riguarda la mancata trasparenza: solo dopo le prime domande sull’operazione alcuni profili avrebbero aggiunto riferimenti alla partnership nelle proprie bio.
Tra gli elementi tecnici più rilevanti c’è anche l’uso di un dominio quasi indistinguibile da quello ufficiale, poiymarket.com, protetto da password e poi rimosso. Alcuni filmati avrebbero mostrato per pochi istanti URL riconducibili ad ambienti di test interni, segnale che i contenuti non erano semplici simulazioni improvvisate ma parte di una catena produttiva organizzata.
Polymarket ha dichiarato di avere avviato un audit dei contenuti promozionali attivi per verificarne la conformità agli standard interni e agli obblighi legali di disclosure. Resta il nodo centrale: per una piattaforma che vende probabilità, trasparenza e mercato, una campagna basata su vincite costruite rischia di intaccare proprio l’asset più difficile da ricostruire, cioè la credibilità.