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Resonance A Plague Tale Legacy Recensione: un'avventura prequel tra enigmi, miti e battaglie
Resonance: A Plague Tale Legacy, prequel spin-off della saga, reinventa la mitologia greca con nuova protagonista e gameplay d'azione.
La storia la conosciamo: Minosse avrebbe dovuto sacrificare a Poseidone il toro che la divinità gli aveva donato. Tuttavia, ammaliato dalla bellezza dell'esemplare, ne sacrificò un altro al suo posto. Scoperto l'inganno, il re dei mari si vendicò facendo infatuare Pasifae, moglie di Minosse, proprio del toro risparmiato. Dalla loro unione nacque una creatura dal corpo umano e dalla testa taurina: il minotauro. Un po' per la vergogna, un po' per via dell'indomabile furia della creatura, Minosse incaricò Dedalo di costruire un labirinto in cui rinchiuderla. Un luogo destinato a diventare teatro di sacrifici umani, fintanto che il famoso Teseo - featuring Arianna - non riesce ad uccidere il minotauro ponendo fine alla vicenda. O forse no?Asobo Studio prende uno dei più famosi miti della tradizione greca e lo reinterpreta per inserirlo in quella che può ormai essere definita la sua saga. Resonance: A Plague Tale Legacy è infatti il terzo capitolo della serie cominciata nel 2019. Questa volta, però, parliamo di un prequel spin-off ambientato quindici anni prima di Requiem (te lo ricordi? Leggi la recensione di A Plague Tale Requiem), dove le disavventure dei fratelli Amicia e Hugo lasciano spazio a Sophia: la piratessa conosciuta proprio nel secondo episodio della serie. A cambiare è anche la struttura del titolo, che abbandona quasi del tutto il genere stealth per proporre un'avventura d'azione più simile a quelle di Nathan Drake e Lara Croft.
Che l'atmosfera sia diversa lo si evince fin dalla schermata iniziale: una spiaggia, dei corpi senza vita e, in primo piano, una spada insanguinata conficcata nel terreno. Non sappiamo ancora a chi appartengano quei corpi, ma possiamo intuire chi li abbia ridotti così: Sophia è una macchina della morte.
Così letale che, se non fosse per i folti ricci che le incorniciano il volto, difficilmente potremmo dire essere la stessa persona conosciuta in Francia.Cosa alimenti questa sete di sangue lo si capisce rivivendo in prima persona i traumi della sua infanzia. A partire dalla prigionia in un convento, dove veniva costretta a disegnare su un quaderno le visioni che l'infusione di uno strano sangue le provocava. Un quaderno a cui suo padre, capo della banda di predoni a cui entrambi appartengono, sembra particolarmente interessato.Forse non sono solo visioni. Forse, in quegli scarabocchi, c'è un collegamento per svelare i segreti della misteriosa isola di Creta. Ed è proprio qui che in effetti si svolgerà l'avventura. Ma prima che l'imbarcazione di Sophia possa accarezzare le sponde cretesi, passeranno molti anni, molto sangue e anche un insospettabile pit-stop a Venezia.Ci stiamo andando cauti nello svelarvi la trama perché, se avete giocato i precedenti capitoli della serie, sapete quanto i primi minuti di gioco possano essere preziosi.
Se i due A Plague Tale mettono in scena un angosciante dramma di formazione, Resonance cambia pelle proponendo un'avventura dal ritmo cinematografico, dove Sophia è la protagonista insospettabilmente perfetta di questo film. Le varie fasi del suo racconto magnetizzano l'attenzione su di lei, tanto nelle vesti della bambina sorridente a cui manca un dente, quanto in quelle della guerriera ferina.Con lei cambia anche il tema del racconto, non più basato sulla perdita dell'innocenza come per i fratelli De Rune, ma sullo scotto da pagare per i propri ideali. Troviamo una narrazione meno propensa alla lacrima, più asciutta e più adulta nella gestione dei suoi momenti emotivi. Non significa che Resonance non sappia far male, anzi: i passaggi crudi ci sono eccome. Dopo un avvio davvero avvincente, però, la storia si assottiglia.
Rispetto alle lungaggini di Requiem, le quindici ore necessarie per completare Resonance: A Plague Tale Legacy volano in un batter d'occhio. Merito di una regia più attenta, fresca, ma avida di approfondime