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Il cybercrime accelera in Asia-Pacifico, l'allarme di Interpol
Interpol ha lanciato un nuovo allarme sull'aumento del cybercrime nell'area Asia-Pacifico, indicando phishing, ransomware e truffe basate sull'intelligenza artificiale come le minacce più pressanti. Il punto non è soltanto geografico: la regione è uno dei mercati digitali più dinamici al mondo, con una combinazione di forte crescita online, pagamenti digitali diffusi e infrastrutture aziendali sempre più esposte.
Il segnale è rilevante perché arriva da un organismo di cooperazione internazionale, quindi non fotografa un singolo incidente isolato ma una tendenza investigativa più ampia. Il phishing resta la porta d'ingresso più comune: email, messaggi e siti falsi vengono usati per rubare credenziali, aggirare controlli di sicurezza e preparare frodi successive contro cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni.
Il secondo fronte è quello del ransomware, che continua a colpire organizzazioni con sistemi ibridi, filiere digitali estese e difese non sempre uniformi. Gli attacchi non puntano più solo a cifrare i dati: sempre più spesso cercano di bloccare l'operatività, sottrarre informazioni sensibili e aumentare la pressione sulle vittime attraverso minacce di pubblicazione.
Il quadro si inserisce nella stessa evoluzione vista negli attacchi ransomware che disattivano gli EDR prima di colpire: le campagne criminali cercano di neutralizzare gli strumenti difensivi, muoversi lateralmente nelle reti e massimizzare l'impatto prima che i team IT riescano a reagire. Per questo la prevenzione non può limitarsi al solo antivirus sul singolo endpoint.
La novità più delicata riguarda le truffe AI. L'uso di contenuti generati o manipolati dall'intelligenza artificiale rende più credibili messaggi fraudolenti, identità sintetiche e tentativi di social engineering. In pratica, la stessa tecnologia che accelera produttività e automazione può essere riutilizzata per costruire campagne più personalizzate, più convincenti e più difficili da riconoscere a colpo d'occhio.
Per aziende e istituzioni dell'Asia-Pacifico il messaggio operativo è chiaro: servono controlli su identità, accessi, backup e risposta agli incidenti, non solo strumenti puntuali. La crescita del cybercrime impone procedure di verifica più rigide, formazione continua e piani di continuità che prevedano anche scenari di compromissione estesa.
Anche per gli utenti finali il rischio aumenta, perché molte campagne puntano su canali quotidiani come email, app di messaggistica e pagamenti online. La combinazione tra social engineering, furto di credenziali e automazione rende meno affidabile il vecchio criterio del messaggio scritto male: le frodi moderne possono apparire pulite, coerenti e perfettamente contestualizzate.
L'allarme di Interpol conferma quindi una trasformazione già in corso: il crimine informatico non cresce solo in volume, ma in qualità tecnica. Phishing, ransomware e intelligenza artificiale non sono filoni separati; stanno convergendo in campagne più rapide, scalabili e difficili da attribuire.