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Archiviati in 18 per i saluti romani: 'Nessun pericolo fascista'
Nelle "celebrazioni" in ricordo di Sergio Ramelli, che si susseguono da anni a Milano, non ci sono mai stati "elementi tali da far ritenere che l'impianto democratico della Repubblica Italiana potesse essere messo concretamente in pericolo in relazione alla possibile ricostituzione del partito fascista". E il "saluto romano" in quel contesto non è un "gesto che esprime un'ideologia di intolleranza e discriminazione", ma è "riconducibile piuttosto all'intento di ricordare la memoria di un ragazzo" che espresse "il proprio pensiero politico".
Con queste motivazioni il pm Alessandro Gobbis ha chiesto e ottenuto, su provvedimento della gip Rossana Mongiardo, l'archiviazione per 18 militanti di estrema destra finiti indagati per manifestazione fascista e propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale per aver risposto alla chiamata del "presente" e aver fatto saluti romani al corteo che nel 2023 si era tenuto, come ogni anno, il 29 aprile per Ramelli, militante del Fronte della Gioventù ucciso da un commando di Avanguardia operaia nel '75. Negli anni su questi cortei ci sono state sentenze ondivaghe, tra assoluzioni e condanne. E nel 2024 era arrivato un verdetto della Cassazione a Sezioni unite che aveva messo dei "paletti". Ora con questa richiesta di archiviazione, condivisa dal gip, la Procura diretta da Marcello Viola e con il pm Gobbis (titolare dei fascicoli sui cortei per Ramelli dal 2023 in poi) ha cambiato linea rispetto a quella tenuta di solito, ossia chiedere il processo per i saluti romani in quelle manifestazioni.
La Corte d'Appello di Milano a luglio aveva confermato le assoluzioni di 23 imputati per manifestazione fascista per il corteo del 2019. Mentre per quello dell'anno precedente, sempre in secondo grado, erano state confermate tredici condanne a 4 mesi. Due anni fa, intanto, la Cassazione aveva indicato ai giudici di valutare, caso per caso, l'eventuale "concreto pericolo di riorganizzazione del partito fascista" per configurare il reato sulla base della legge Scelba del '52. Nell'istanza di archiviazione sulle posizioni dei 18 indagati, che facevano parte di Lealtà Azione, Casapound, Movimento nazionale-La rete dei patrioti e identificati tra "un migliaio di persone", il pm fa presente "il difforme orientamento" della giurisprudenza. Poi, spiega che la Suprema Corte richiede il "pericolo di ricostituzione" del partito fascista e che in questo siamo ben lontani, perché si tratta di una "manifestazione" a "scopo commemorativo" per ricordare il 19enne morto per un "brutale omicidio" commesso da "gruppi politici antagonisti che mal avevano sopportato la messa in discussione espressa da Ramelli in un tema svolto a scuola con riguardo alla loro ideologia". Un "dettaglio" non "di secondaria importanza" per "escludere la rilevanza penale".
In più, la "finalità commemorativa" riguarda "non un leader di partito o movimento, ma un giovane ragazzo appena iscritto al Fdg". In questi cortei, segnala il pm, non ci sono mai state "azioni qualificabili come sovversive". Inoltre, riguardo all'altra imputazione che veniva contestata, il pm qualifica quella braccia tese come gesti non di discriminazione ma in memoria del ragazzo che "espresse il proprio pensiero politico in un momento difficile e altamente conflittuale per la storia della Repubblica". Per gli anni dal 2024 in poi, dunque, arriveranno altre richieste di archiviare.