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Orbitals Recensione: una avventura spaziale cooperativa tra enigmi e fantascienza
Orbitals, cooperativo rétro ispirato agli anime, unisce estetica evocativa e gameplay vario, distinguendosi tra i titoli del genere.
Se Orbitals fosse stato diretto da Josef Fares e sviluppato dal suo team, con ogni probabilità oggi tutti quanti lo starebbero osannando come il nuovo punto di riferimento dei giochi cooperativi. Orbitals è però stato creato dai misconosciuti Shapefarm e potrebbe anche avere la sfortuna di passare sotto silenzio per via dell'affollato calendario delle uscite, rimanendo in quel limbo del "poi lo recupero con calma" che lo danneggerebbe.
La verità è che Orbitals mette in serio rischio la posizione dominante di Hazelight Studios, proponendosi come un gioco cooperativo in locale o online che riesce a essere sempre vario e divertente, con pochissimi momenti meno memorabili di altri.
Oltretutto, Orbitals non è affatto una di quelle opere che cercano di conquistare il giocatore attraverso la complessità dei suoi sistemi di gioco; al contrario, ha l'intenzione di evocare un'atmosfera talmente precisa e cristallizzata nel tempo da sembrare provenire direttamente da un vecchio ricordo che sembrava sbiadito. Orbitals nasce quindi da un desiderio tanto semplice quanto ambizioso: trasformare l'esperienza di un anime fantascientifico rétro in qualcosa che non ci si limiti a guardare, ma che sia possibile vivere insieme a un'altra persona. E dobbiamo dirvi già da adesso che si è rivelata una delle esperienze più piacevoli dell'ultimo periodo.
La premessa è volutamente essenziale: Maki e Omura sono due giovani esploratori che, pur non disponendo di una particolare esperienza, possiedono una determinazione sufficiente per spingersi oltre i confini della propria casa.
La loro stazione spaziale è intrappolata all'interno di una misteriosa tempesta cosmica e, quando ogni soluzione convenzionale sembra ormai preclusa, ai due non rimane che avventurarsi oltre quella barriera, attraversando regioni dello spazio sconosciute e affrontando strutture abbandonate, enigmi e creature dall'aspetto decisamente poco rassicurante. Quella di Orbitals vi apparirà subito come una storia che non sembra voler reinventare la fantascienza, quanto piuttosto recuperare quel senso di meraviglia infantile che un tempo accompagnava le grandi avventure spaziali animate degli anni '80 e '90. Nel fare questo, Orbitals non si limita a citare l'animazione giapponese del passato, con ovvie preminenze stilistiche derivanti da Dragon's Heaven, Nichijou, Jin-Rou: Uomini e Lupi, Neon Genesis Evangelion, Porco Rosso e altri che al grande pubblico risulterebbero poco conosciuti.Si propone piuttosto come un'opera che rifiuta deliberatamente quella patina digitale e perfettamente levigata che caratterizza buona parte delle produzioni contemporanee, preferendo invece colori, proporzioni, movimenti e composizioni capaci di ricordare quella precisa epoca degli anime.
Opta tra l'altro per la curiosa scelta di avere animazioni di personaggi e ambientazioni intenzionalmente a 24 e 12 fps, pensate per evocare l'estetica delle videocassette VHS e delle pellicole cinematografiche. La cosa più interessante, tuttavia, è che questo stile non è stato applicato solo superficialmente, ma è proprio l'intera esperienza a esserne impregnata.
Ne risulta un gioco che è capace, dall'inizio alla fine e per circa 6 ore, di trascinare al suo interno il duo che deciderà di prendere parte, coinvolgendolo in un'avventura che per toni e piacevolezza delle meccaniche cooperative risulta essere tanto funzionale quanto estremamente avvincente, soprattutto nelle parti più concitate.
Se l'estetica costituisce il primo elemento capace di attirare l'attenzione, è il game design cooperativo a rappresentare il vero cuore dell'esperienza. Orbitals è stato concepito fin dall'origine per due giocatori e non come un'avventura tradizionalmente pensata per il singolo a cui sia stata successivamente aggiunta una modalità multiplayer. Questo significa che non esiste la possibilità di giocare