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Sony in tribunale: "I giochi digitali non sono vostri"
La battaglia legale sulla distribuzione dei giochi per PlayStation, dopo che Sony ha annunciato lo stop alla vendita di giochi fisici, si è spostata in tribunale e si sofferma su un aspetto non di secondaria importanza: la proprietà dei titoli acquistati dalle persone.
Stando a quanto riferito da Polygon, per difendersi dalle accuse, la società asiatica sostiene che un consumatore ragionevole non dovrebbe essere indotto a credere di essere proprietario dei giochi presenti nella propria libreria digitale. Una posizione particolarmente delicata per Sony, soprattutto considerando la direzione intrapresa dall’azienda verso un futuro sempre più digitale e la decisione di interrompere la produzione di videogiochi fisici per le console PlayStation a partire dal 2028.
Tutto nasce dalla class action presentata contro Sony lo scorso 18 Giugno 2026, dove si legge che la società asiatica non renderebbe sufficientemente chiaro che l’acquisto di un videogioco digitale non comporta il trasferimento della proprietà del prodotto. Per evitare che la causa proceda, Sony deve dimostrare che al momento dell’acquisto gli utenti siano consapevoli di non diventare proprietari dei videogiochi digitali. Secondo quanto riportato da Game File, la linea difensiva dell’azienda si basa proprio su questo punto: un consumatore ragionevole dovrebbe sapere che l’acquisto digitale di un gioco non equivale a possederlo.
Sony vorrebbe fare leva sul contratto di licenza con l’utente finale, nel quale viene specificato che “il software viene concesso in licenza, non venduto” e che “i contenuti virtuali sono concessi in licenza, non posseduti”. Sony mette a disposizione i termini e gli accordi prima che la transazione venga completata, ma tali documenti sono estremamente lunghi e complessi e spesso non vengono letti.
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