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Come usare meglio Claude: 5 abitudini da abbandonare
Claude è diventato uno degli strumenti AI più usati per chi lavora con le idee, dal confronto creativo alla ricerca, dalla pianificazione alla programmazione. Ma usare un chatbot ogni giorno non significa automaticamente usarlo bene. Anzi, alcune delle abitudini che in teoria dovrebbero migliorare l’esperienza, producono invece l’effetto contrario.
Ruben Hassid, un consulente nel campo dell’intelligenza artificiale che ha documentato oltre milleottocento ore di utilizzo di Claude ha pubblicato una lista di ventisette suggerimenti che contraddicono il modo in cui molti utenti hanno imparato a interagire con i chatbot. Non tutti i consigli funzionano per ogni situazione, ma alcuni meritano di essere testati da chiunque usi Claude regolarmente.
Ecco le cinque abitudini che vale la pena abbandonare subito.
La scena è più o meno questa: si chiede qualcosa a Claude, la risposta non è quella giusta, si spiega il problema, il chatbot ci riprova ma non centra ancora il punto, si aggiunge un altro chiarimento, poi un altro, e dopo sei messaggi si sta cercando di salvare una risposta che non era buona fin dall’inizio.
Il problema è strutturale. Ogni correzione diventa parte della conversazione su cui Claude sta lavorando. Invece di una singola istruzione chiara, il modello si ritrova con una scia crescente di risultati sbagliati, rettifiche, eccezioni e spiegazioni che si contraddicono tra loro.
La soluzione è modificare il prompt originale. È una funzionalità che molti utenti ignorano, ma è uno dei modi più efficaci per evitare la spirale delle correzioni.
Se il prompt originale Pianifica un viaggio di tre giorni a Firenze ha prodotto un itinerario pieno di musei e sveglie alle sette, non serve discuterne per cinque messaggi. Si modifica il prompt: Pianifica un viaggio rilassato di tre giorni a Firenze centrato sulla buona cucina e sui quartieri da esplorare a piedi. Non più di un museo, niente levatacce e lascia molto tempo libero non pianificato.
Una volta che Claude ha capito un progetto, abbandonare quella conversazione sembra uno spreco. Quindi si continua, e si continua, finché la chat contiene domande precedenti, idee scartate, correzioni obsolete e istruzioni che hanno smesso di essere rilevanti trenta messaggi fa.
Il problema non è la lunghezza in sé, la finestra di contesto di Claude è progettata per gestire grandi quantità di informazioni. Il problema è che contesto non è sinonimo di contesto utile. Il modello ha accesso a tutto ciò che è stato scritto, ma non distingue automaticamente tra ciò che si voleva due settimane fa e ciò che si vuole oggi.
Dopo settimane di pianificazione nella stessa conversazione si chiede Claude di orientarsi in un labirinto di decisioni e ripensamenti. A volte invece, la pagina bianca è un vantaggio.