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Recensione Google Home Speaker: 6 anni per il primo smart speaker Gemini
Sono passati sei anni dall'ultimo smart speaker Google. Sei anni in cui il mercato si è evoluto, Alexa ha continuato ad abitare le case di mezzo mondo e il marchio Nest ha preso in carica i prodotti domestici di Mountain View. Con il Google Home Speaker, nome che segna anche l'abbandono del brand Nest per i nuovi smart speaker (il Nest Hub rimane a listino, ma i nuovi prodotti escono senza quella etichetta), Google torna con il suo primo speaker pensato sin dall'inizio per Gemini. Il risultato è un prodotto che, sotto il profilo dell'assistente vocale, rappresenta un salto generazionale rispetto al passato. Sotto altri profili, qualche riserva rimane.
Il Google Home Speaker ha la forma di un Nest Mini ingrandito e allungato: corpo sferico appiattito, rivestimento in tessuto 3D knit caratteristico della famiglia Google, base piatta da cui fuoriesce il cavo di alimentazione fisso. Il tessuto è realizzato con almeno il 37% di materiali riciclati e la confezione è completamente plastic-free.
L'elemento che più colpisce è l'anello luminoso sottostante, che si illumina e cambia colore in base all'interazione con Gemini: ascolto, elaborazione, risposta. È una scelta visiva ben pensata, molto più leggibile e riconoscibile rispetto ai LED dei predecessori, e si capisce subito che questo prodotto è nato per un assistente diverso da Google Assistant. In Italia è disponibile nelle colorazioni Hazel e Porcelain; Jade e Berry sono esclusive del mercato americano.
I controlli sono essenziali: tocco sul lato sinistro e destro per regolare il volume, tap sulla superficie superiore per riprendere o interrompere la riproduzione, switch fisico per disabilitare i microfoni con relativa spia arancione.
La configurazione avviene tramite l'app Google Home con account Google e connessione Wi-Fi. In molti casi il dispositivo viene rilevato automaticamente; in alternativa si scansiona il QR code incluso nella confezione. Il processo è rapido e non richiede particolari competenze tecniche.
Dal punto di vista della connettività, è un aggiornamento concreto rispetto ai predecessori: Wi-Fi 6 (802.11ax, 2,4 e 5 GHz), Bluetooth 5.4, e Thread 1.3 con funzione di border router. Quest'ultimo dettaglio non è trascurabile: il Google Home Speaker può fungere da hub per i dispositivi Matter e Thread compatibili senza bisogno di hardware aggiuntivo, semplificando notevolmente la gestione di una smart home basata sui protocolli più recenti (e forse con le app dedicate a breve anche davvero utile).
La qualità audio, per il prezzo richiesto, è al di sotto delle aspettative. Il driver da 58 mm garantisce un suono omnidirezionale a 360° e una pressione sonora adeguata anche a tre quarti del volume massimo, ma confrontando direttamente il Google Home Speaker con il Nest Audio si notano differenze che difficilmente si possono ignorare: l'audio è più compresso, meno arioso, i bassi sono accettabili per le dimensioni del prodotto ma non paragonabili a quelli del predecessore. Non è un confronto favorevole, considerato che il Nest Audio costava meno e il Google Home Speaker viene presentato come un upgrade (benché non direttamente confrontato dall'azienda).
Google dichiara un driver due volte più grande e bassi 2,5 volte più potenti rispetto al Nest Mini, e il paragone con il Mini regge. Il problema è che il punto di riferimento naturale per chi già usa prodotti Google in casa è il Nest Audio, non il Nest Mini.
C'è tuttavia un caso d'uso dove l'audio del Google Home Speaker diventa più interessante: accoppiato a un Google TV Streamer (venduto separatamente) è possibile creare un sistema home theater con audio surround spaziale usando due unità come altoparlanti laterali.
Due speaker possono essere abbinati anche in modalità stereo.