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Meteoriti, scoperto cosa accade davvero durante la caduta
Un gruppo guidato da Peter Jenniskens del SETI Institute e del NASA Ames Research Center ha ricostruito le sette fasi attraversate da una roccia spaziale durante la caduta nell'atmosfera terrestre. Lo studio, basato sull'analisi di 75 meteoriti, indica che la perdita di massa non dipende dalla sola evaporazione: fusione, rotture e rallentamento determinano quali frammenti riescono a raggiungere il suolo. La sequenza potrebbe aiutare a valutare anche l'ingresso di asteroidi potenzialmente pericolosi.
La prima fase comincia negli strati superiori dell'atmosfera, dove il corpo genera davanti a sé un'onda d'urto che riscalda sia la roccia sia il gas circostante. Nasce così la scia luminosa chiamata meteora. Entrando in aria più densa, durante la seconda fase, la luminosità aumenta e le sue variazioni permettono agli astronomi di ricostruire la rotazione del corpo.
Nella terza fase la meteora diventa una palla di fuoco e perde la quota maggiore della propria massa. Secondo i ricercatori, il processo dominante è la fusione: il flusso d'aria che avvolge rapidamente la superficie strappa materiale liquido, formando una scia di piccole gocce. Queste continuano successivamente a evaporare, ma l'evaporazione non rappresenta da sola il meccanismo principale.
La quarta fase inizia a circa 60 chilometri dal suolo, quando la palla di fuoco raggiunge un equilibrio di fusione. A quel punto il corpo può aver perso fino al 40% della massa iniziale. Nella quinta fase comincia la frammentazione, spesso a quote maggiori di quanto previsto dai modelli più semplici. La causa potrebbe risiedere in crepe prodotte da precedenti collisioni nello spazio.
Durante la frammentazione, i pezzi più piccoli tendono a seguire la scia a bassa pressione lasciata dal corpo principale, cadendo entro una fascia relativamente stretta. La sesta fase coincide con l'ultimo forte aumento di luminosità, provocato da una rottura più rapida. I frammenti superiori a circa 20 grammi possono invece disperdersi maggiormente e, secondo le osservazioni, molti provengono dalla superficie posteriore della roccia originaria.
All'inizio della settima fase fusione e rotture non sono ancora terminate, ma il corpo ha rallentato abbastanza da non emettere più luce visibile. Poco dopo la fusione si arresta e sulla superficie rimane una sottile crosta. In termini rigorosi, il corpo nello spazio è un meteoroide, la scia luminosa è una meteora e soltanto il frammento sopravvissuto fino al terreno diventa un meteorite.
I 75 campioni comprendevano rocce spaziali di composizione differente, che hanno attraversato le sette fasi ad altitudini diverse. Il modello potrebbe essere applicato anche ad asteroidi solidi grandi alcune decine di metri: secondo Jenniskens, l'oggetto di circa 20 metri responsabile dell'evento di Chelyabinsk nel 2013 seguì la stessa sequenza. I risultati non offrono una previsione identica per ogni impatto, ma collegano struttura e composizione del corpo alle modalità con cui energia e frammenti vengono distribuiti nell'atmosfera.
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