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Deepfake, Clooney: «anche le prove vere sembrano false»
Un deepfake convincente può produrre due effetti: diffondere informazioni false e offrire un pretesto per respingere come manipolato un contenuto anche quando è autentico. È il nucleo dell’allarme lanciato da George Clooney sui rischi dell’intelligenza artificiale per la capacità del pubblico di distinguere realtà e finzione.
L’attore ne ha parlato il 2 settembre 2026 durante l’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove si trovava per ricevere il Leone d’Oro alla carriera. L’intervento ha collegato l’evoluzione dei contenuti sintetici a problemi che coinvolgono informazione, industria audiovisiva e controllo dell’identità personale.
Per Clooney, la diffusione di falsi credibili sta contaminando la fiducia pubblica nelle prove disponibili. Quando immagini, video o altri contenuti possono essere generati artificialmente con risultati plausibili, diventa più semplice negare anche materiali genuini. Il problema riguarda quindi sia la produzione dei falsi sia il dubbio generalizzato che questi possono alimentare.
Clooney ha riferito di avere incontrato importanti sviluppatori di IA per discutere delle misure di protezione. La sua valutazione è che i progressi compiuti siano ancora insufficienti rispetto alla velocità con cui la tecnologia si sta sviluppando. Le salvaguardie, nella sua lettura, non stanno avanzando allo stesso ritmo delle capacità di generazione e manipolazione dei contenuti.
Un altro rischio citato riguarda l’uso dell’immagine personale senza consenso. Clooney ha prospettato la possibilità che il proprio volto venga impiegato in produzioni o pubblicità anche dopo la sua morte, senza un’autorizzazione diretta. La generazione artificiale di immagini e interpretazioni apre così una questione sul controllo dell’identità degli attori oltre la durata della loro attività professionale.
Il discorso si è esteso alle conseguenze per il cinema e per chi lavora nel settore audiovisivo. Clooney ha descritto l’IA come una trasformazione alla quale Hollywood dovrà adattarsi, richiamando allo stesso tempo le ricadute occupazionali legate al consolidamento dell’industria. L’automazione e la concentrazione del mercato entrano così nello stesso quadro di cambiamento produttivo.
Sul fronte del giornalismo, Clooney ha associato la crisi di fiducia nei contenuti alla concentrazione dei canali informativi nelle mani di pochi miliardari. Il suo intervento a Venezia ha quindi riunito tre livelli dello stesso problema: la riconoscibilità delle prove autentiche, il controllo sull’immagine delle persone e la struttura economica dei settori che producono film e informazione.
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