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Il Governo riapre Brevetti+, Disegni+ e Marchi+: 32 milioni in arrivo
Il Governo, tramite il Mimit, ha riaperto tre incentivi alla proprietà industriale delle PMI: Brevetti+, Disegni+ e Marchi+. Un'azienda che possiede un brevetto può ora ricevere fondi pubblici per trasformarlo in un prodotto venduto sul mercato, invece di lasciarlo depositato e inutilizzato in un cassetto. Il decreto è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 31 agosto 2026, e la stessa notizia circola identica sul circuito ANSA.
Tre strumenti, 32 milioni in totale: Brevetti+ riceve 20 milioni per sostenere la valorizzazione economica dei brevetti nei processi produttivi e sui mercati, Disegni+ riceve 10 milioni per accompagnare disegni e modelli dalla produzione alla commercializzazione, Marchi+ riceve 2 milioni per tutelare i marchi italiani nell'Unione Europea e sui mercati esteri, come riepiloga anche un'altra testata specializzata in incentivi alle imprese.
Il decreto è pubblicato, ma i bandi attuativi restano da emanare: la Direzione generale per la proprietà industriale del Mimit ha 30 giorni di tempo per pubblicarli, con le date di apertura, i requisiti di dettaglio e le modalità di domanda. Chi si ferma al titolo rischia di pensare che lo sportello sia già aperto: non lo è.
Il decreto stabilisce la cornice e le risorse: le procedure operative arriveranno con i bandi attuativi. Le imprese interessate possono prepararsi fin da ora, ma la domanda vera e propria parte solo quando quei bandi saranno pubblicati, verosimilmente entro fine settembre 2026 stando ai termini fissati dal decreto stesso.
Il Mimit riapre a intervalli regolari finestre di finanziamento a scadenza, per poi richiuderle in attesa di un nuovo stanziamento: le PMI del Sud hanno già visto un meccanismo simile con i 42.000 euro per la formazione dei dipendenti, e le manifatturiere che investono in intelligenza artificiale hanno potuto contare su un bando gemello da 50.000 euro a fondo perduto. Lo schema è ricorrente: stanziamento, bando attuativo, finestra di domanda, esaurimento dei fondi, nuova attesa.
Chi ha già visto passare bandi simili, come quello sul cloud e la cybersecurity o quello europeo su spazio e autonomia tecnologica, sa che la finestra di domanda si chiude in fretta quando i fondi sono limitati e la platea di imprese che potrebbero farne richiesta è ampia.
Le imprese con brevetti, disegni o marchi già depositati e non ancora sfruttati sul piano commerciale sono le prime candidate: per queste tre misure serve portare a valore qualcosa che l'azienda possiede già, un titolo di proprietà industriale depositato in un cassetto. Preparare la documentazione societaria, i titoli di proprietà industriale e un piano di valorizzazione prima che il bando apra è quello che separa chi fa domanda il primo giorno utile da chi la fa quando i fondi sono già esauriti.
Il tempo fra la pubblicazione del decreto e l'apertura reale dello sportello è tempo utile: è la finestra in cui un'impresa organizzata prepara i documenti che altri inizieranno a raccogliere solo dopo aver letto il bando attuativo, quando la corsa ai 32 milioni sarà già iniziata. Per PMI che già reggono a fatica il peso dei costi correnti, un fondo perduto preparato in anticipo pesa più di uno inseguito all'ultimo giorno utile.
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