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Il farmaco approvato per il pancreas mostra effetti anche sul tumore al polmone
Un team di oncologi che comprende Kathryn Arbour, del Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York, ha osservato che daraxonrasib, noto anche come Rasonque, può ridurre i tumori in persone con carcinoma polmonare non-microcitico. Nel piccolo studio clinico la massa tumorale si è ridotta in oltre il 30% dei partecipanti, aprendo la possibilità di estendere a un altro tumore difficile da trattare una terapia appena approvata negli Stati Uniti contro il cancro al pancreas avanzato.
I risultati sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine. Tutti i partecipanti avevano già ricevuto altre terapie e presentavano nel tumore una delle mutazioni RAS capaci di favorire la crescita incontrollata delle cellule. Il dato riguarda quindi una popolazione selezionata su base molecolare e non permette di concludere che il farmaco sia efficace contro ogni forma di tumore polmonare.
Il nuovo studio arriva a circa una settimana dall'approvazione di daraxonrasib per il tumore pancreatico avanzato da parte della FDA statunitense. L'autorizzazione riguarda il pancreas, non il polmone: per questa seconda indicazione saranno necessari dati comparativi più ampi. Il segnale osservato resta comunque significativo per una malattia che rappresenta la principale causa di morte oncologica nel mondo.
Daraxonrasib è stato progettato per interferire con RAS, una famiglia di proteine alterate in numerosi tumori del pancreas, del polmone e del colon-retto. Queste proteine sono state considerate a lungo bersagli quasi inaccessibili, perché offrono pochi punti ai quali una molecola terapeutica possa legarsi stabilmente. Il farmaco aggira il problema associandosi prima alla proteina cellulare ciclofilina A: il complesso risultante funziona come una colla molecolare e crea una superficie capace di legare le forme normali e mutate di RAS, ostacolandone le interazioni.
Nel precedente studio sul tumore pancreatico, condotto su circa 500 persone con malattia avanzata e mutazioni RAS, il trattamento aveva portato la sopravvivenza media a 13,2 mesi, rispetto ai 6,7 mesi ottenuti con la chemioterapia standard. Quei risultati, approfonditi anche nell'articolo dedicato al farmaco che ha raddoppiato la sopravvivenza nel tumore al pancreas, hanno sostenuto l'autorizzazione statunitense.
Per il tumore polmonare è già in corso un trial randomizzato più grande, nel quale i partecipanti vengono assegnati a daraxonrasib oppure alla chemioterapia standard. Il confronto dovrà stabilire non soltanto quante persone rispondano, ma anche quanto durino il controllo della malattia e il possibile vantaggio clinico. Risultati di questo tipo saranno probabilmente richiesti dalle autorità prima di un'eventuale approvazione per il polmone.
Resta inoltre aperto il problema della resistenza farmacologica. Nel piccolo studio alcuni tumori hanno ripreso a crescere dopo una risposta iniziale, indicando che le cellule possono trovare vie alternative per sostenere la proliferazione. I ricercatori stanno iniziando a ricostruire questi meccanismi: finché non saranno disponibili i dati dello studio più ampio, daraxonrasib dovrà essere considerato una pista promettente, non una nuova terapia già convalidata per il tumore polmonare.
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