// TOM'S HARDWARE ITALIA — INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Prima di scrivere quel prompt, sai chi lo leggerà, e per quanto tempo?
Due lavoratori su tre usano già strumenti di intelligenza artificiale non autorizzati dall'azienda. La maggioranza lo fa condividendo informazioni riservate, senza pensarci due volte. Un'indagine recente lo conferma su un ampio campione di lavoratori italiani, ed è il punto di partenza di questo articolo: cosa succede davvero a quel testo dopo l'invio.
Un prompt può contenere molto più di semplice testo: file allegati, screenshot, blocchi di codice, interi contratti copiati e incollati per un riassunto veloce. Quel contenuto viene inviato ai server del fornitore, quasi sempre fuori dal proprio paese, dove un modello elabora la richiesta e restituisce una risposta in pochi secondi.
Il percorso sembra invisibile: il testo transita su un'infrastruttura di cui l'utente ignora quasi sempre la posizione fisica, le regole di conservazione, o chi vi ha accesso. Le aziende che non governano questo passaggio si trovano davanti al fenomeno che gli specialisti di sicurezza chiamano Shadow AI: strumenti usati di nascosto dal reparto IT, con rischi legali che si scoprono solo dopo.
Sai cosa succede al tuo prompt dopo l'invio? Molti servizi di IA riservano il diritto di usare le conversazioni per addestrare i modelli futuri, salvo disattivazione manuale nelle impostazioni. Prima di usarne uno per lavoro, vale la pena controllare la politica sui dati di Euria, l'assistente IA di Infomaniak.
Molti fornitori commerciali usano lo stesso prompt sia per rispondere subito sia per addestrare i modelli futuri, per impostazione predefinita. Fornire il servizio richiesto in quel momento e migliorare un modello per gli utenti di domani sono due operazioni diverse, anche se il testo di partenza è identico.
Disattivare il training richiede quasi sempre un intervento manuale nelle impostazioni, e non sempre copre anche i dati già raccolti in precedenza. È una differenza che pesa parecchio quando il testo condivide informazioni che un'azienda non vorrebbe mai vedere entrare in un dataset condiviso con altri utenti dello stesso servizio.
Un prompt scritto in pausa pranzo può contenere bozze contrattuali, dati di clienti, codice proprietario, strategie non ancora pubbliche. Il rischio è concreto: i log delle conversazioni con i chatbot sono già finiti in tribunale come prova, un segnale di quanto quei testi restino tracciabili più di quanto si immagini.
Sapere in quale paese si trovano i server, e sotto quali leggi ricadono i dati, pesa quanto le funzionalità del servizio stesso: determina cosa succede in caso di richiesta di accesso da parte di autorità straniere o di una causa legale, oltre a quanto il fornitore rispetti il GDPR europeo.
Prima di adottare un assistente IA in azienda, alcune domande riguardano pochi punti concreti, gli stessi su cui si basano le policy interne più efficaci:
dove si trovano fisicamente i server che elaborano le richieste;