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RAM e memorie flash resteranno care almeno fino al 2030, a quanto pare
Se state aspettando che i prezzi della RAM e delle memorie flash scendano, abbiamo una brutta notizia: non succederà presto. Anzi, Micron, uno dei tre grandi produttori mondiali di memorie, sta attivamente lavorando per blindare i prezzi alti il più a lungo possibile. E i numeri che stanno emergendo sono, a modo loro, impressionanti.
Micron ha appena comunicato i risultati del suo terzo trimestre fiscale: 41,5 miliardi di dollari di ricavi, quinto record consecutivo, con una crescita del 346% su base annua. L'utile netto ha toccato 28,9 miliardi di dollari e il margine lordo è arrivato all'84,9%. Per il trimestre successivo, la società si aspetta di arrivare a 50 miliardi di ricavi con margini vicini all'86%. Numeri che fanno capire perché il settore non abbia nessun incentivo a tagliare i listini.
La mossa più interessante, però, riguarda gli accordi strategici pluriennali che Micron ha firmato con 16 grandi clienti. Si chiamano Strategic Customer Agreements e coprono in molti casi il periodo 2026-2030: i clienti si impegnano ad acquistare quantità predefinite di prodotto, accettando un intervallo di prezzo con un minimo e un massimo garantiti.
Per Micron, il vantaggio è proteggere margini già altissimi. Per i clienti, invece, il beneficio è la garanzia di fornitura e un tetto massimo che li protegge da eventuali ulteriori rialzi.
Vale la pena notare che questi accordi copriranno circa il 40% dei ricavi di Micron. Il restante 60% rimarrà libero da contratti pluriennali, il che significa che l'azienda potrà vendere quella quota a prezzi di mercato, probabilmente ancora più alti se la domanda continuerà a superare l'offerta.
Il CEO Sanjay Mehrotra ha descritto l'offerta come "strutturalmente limitata" nella capacità di crescere e soddisfare la domanda del settore. In altre parole, anche se la produzione migliorerà gradualmente dal 2028, Micron non vede ancora quando la quantità prodotta riuscirà davvero a coprire quanto il mercato chiede.
Le conseguenze arrivano anche sul fronte dei server: Micron prevede che le vendite di server tradizionali crescano nel 2026, ma con una riduzione della quantità media di RAM per macchina. Chi assembla infrastrutture cercherà di spedire più unità possibili usando configurazioni meno ricche di memoria, proprio perché le allocazioni restano strette e i prezzi alti.
Il quadro che emerge è quello di un mercato in cui la scarsità di memorie non è un incidente temporaneo ma una condizione strutturale che durerà almeno fino alla fine del decennio. Chi compra smartphone, notebook o componenti per PC vedrà questa pressione sui prezzi riflettersi, prima o poi, sui listini al dettaglio. Non è un caso che alcuni produttori abbiano già cancellato modelli a causa del costo della RAM, né che Apple abbia già avvisato di aumenti imminenti su Mac e iPad proprio per le stesse ragioni.