// MACITYNET — HARDWARE & GADGET
Gli AirPods Pro 3 sorprendono in precisione nella misurazione del battito
Questo sito contiene link di affiliazione per cui può essere compensato
Chi corre con gli AirPods nelle orecchie ha addosso un cardiofrequenzimetro più preciso di molti smartwatch. È questo il dato più interessante emerso da un test pubblicato da CNET sugli AirPods Pro 3, messi alla prova nella misurazione della frequenza cardiaca durante una corsa e confrontati con la fascia toracica Polar H10, considerata uno dei riferimenti per questo tipo di rilevazioni.
Per ridurre al minimo le variabili, le prove sono state ripetute sulla stessa pista, con identico percorso e nelle stesse condizioni ambientali, confrontando poi ogni singola misurazione con quella della fascia toracica.
Gli auricolari Apple hanno registrato un errore medio dell’1,23%, pari a 2,02 battiti al minuto, restando dietro soltanto ad Apple Watch Series 11, che ha fatto segnare uno 0,63% di errore medio e uno scostamento di appena 0,89 battiti al minuto.
Gli AirPods Pro 3 fanno meglio di dispositivi che, almeno sulla carta, dovrebbero essere più adatti a questo tipo di rilevazione. Nel test di CNET hanno infatti superato Garmin Venu 4, Google Pixel Watch 4, Samsung Galaxy Watch 8 e Amazfit Bip 6, tutti caratterizzati da un margine di errore sensibilmente superiore.
Il vantaggio principale degli AirPods Pro 3 è la posizione del sensore. L’orecchio è più vicino al cuore rispetto al polso e si muove meno durante la corsa, caratteristiche che favoriscono una rilevazione più stabile della frequenza cardiaca.
Apple attribuisce però gran parte del risultato anche al software. Gli AirPods Pro 3 integrano un sensore ottico PPG a infrarossi, ma sfruttano soprattutto gli algoritmi sviluppati in oltre dieci anni di esperienza con Apple Watch e affinati utilizzando oltre 50 milioni di ore di dati raccolti attraverso l’Apple Health Study. L’azienda afferma inoltre che quello integrato negli auricolari è il più piccolo sensore per la frequenza cardiaca mai realizzato da Apple.
Tra gli svantaggi resta la maggiore sensibilità al freddo, che può ridurre più rapidamente l’afflusso di sangue nella zona e rendere più difficile la misurazione. Inoltre Apple Watch mantiene un vantaggio pratico perché permette di visualizzare immediatamente i dati al polso e registra gli allenamenti senza richiedere l’uso dell’iPhone.
Il risultato del test va oltre il semplice confronto con Apple Watch. Dimostra infatti che il monitoraggio della frequenza cardiaca non è più destinato esclusivamente agli smartwatch. Auricolari, anelli intelligenti e, in prospettiva, anche gli occhiali smart stanno diventando nuove piattaforme per raccogliere dati biometrici. Gli AirPods Pro 3 rappresentano uno dei primi esempi riusciti di questa evoluzione e indicano la direzione verso cui potrebbe muoversi la prossima generazione di dispositivi dedicati alla salute.
Le offerte dell'ultimo minuto le trovi nel nostro canale Telegram