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La guerra della RAM che Apple non poteva vincere: ecco perché i prezzi sono saliti
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Apple non poteva fare altro che alzare i prezzi di Mac e iPad. Alternative non ce n’erano. Il perchè lo spiega il Wall Street Journal con una tesi che affonda le sue radici nel cambiamento strutturale nel mercato della memoria che neppure un’azienda con la liquidità di Apple è in grado di risolvere.
Per decenni Apple ha gestito la propria catena di fornitura con una disciplina senza eguali nel settore. La capacità di acquistare grandi volumi di componenti, anticipare i cicli produttivi e negoziare contratti di lungo periodo aveva garantito margini lordi superiori a qualsiasi altro produttore di hardware.
Quando la crisi della DRAM ha cominciato a farsi sentire, Apple aveva risposto acquistando tutta la memoria disponibile sul mercato, anche a prezzi elevati, per proteggere i propri listini consumer mentre i concorrenti cedevano già. Quella strategia ha funzionato per qualche mese. Poi si è sgretolata.
Ma alle sue spalle si staglia Nvidia. L’azienda di Jensen Huang, che produce i chip per i sistemi di intelligenza artificiale, è sulla strada per superare Apple in free cash flow annuale quest’anno, con il doppio previsto entro due anni. Huang lo ha detto esplicitamente: «Siamo l’unica azienda di chip che acquista direttamente decine di miliardi di dollari di DRAM da tutti i produttori di DRAM.»
I produttori di memoria come Samsung, SK Hynix e Micron hanno così spostato la capacità produttiva verso la memoria ad alta banda per i server AI, che garantisce margini molto superiori e aumentato i prezzi. l risultato è che la DRAM per smartphone e PC è diventata scarsa e costosissima. Oggi il costo di un modulo LPDDR5X da 12 GB è passato da circa 30 a circa 70 dollari in meno di un anno.
Ma c’è un secondo problema, più profondo. I grandi player del cloud — Google, Microsoft, Meta, Amazon — trattano gli acquisti di memoria come capital expenditure, ammortizzando i costi nel tempo. Apple no. I suoi acquisti di componenti vanno direttamente nel costo del venduto, con impatto immediato sui margini lordi. È uno svantaggio strutturale che non dipende da quanta liquidità ha in cassa.
Tim Cook aveva provato a resistere. Stava cercando di mitigare i rincari senza trasferirli sui clienti, ma la situazione è diventata insostenibile. Gli aumenti di oggi su Mac e iPad sono la traduzione pratica di quell’ammissione.
La crisi non rientra nei classici cicli del settore: secondo Deutsche Bank la carenza di DRAM potrebbe persistere fino al 2028 e oltre. Certo perdurerà quest’anno: gli analisti di BofA stimano ora che anche iPhone 18 Pro subirà un rincaro di 200 dollari rispetto al modello attuale, con proiezioni per il mercato italiano intorno ai 1.600 euro.
L’unica variabile che potrebbe cambiare le carte è la produzione cinese di DRAM: se ChangXin Memory Technologies raggiungerà i volumi previsti nella seconda metà del 2027, l’aumento dell’offerta potrebbe finalmente far calare i prezzi. Ma dipende dagli investimenti AI dei grandi player, e per ora non ci sono segnali di rallentamento.