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IT-Wallet apre alle aziende: Intesa è il primo verificatore privato
Intesa, parte del Gruppo Havant, è la prima realtà privata ammessa in qualità di Verificatore di Attestati Elettronici alla sperimentazione per la prossima fase di IT-Wallet. Gli altri soggetti finora coinvolti nell’iniziativa sono l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato e alcune amministrazioni pubbliche.
Oggi conosciamo il sistema per la sua integrazione nell’app IO. È quella che ormai da quasi due anni consente agli italiani di avere sempre nello smartphone la versione digitale di documenti come patente e tessera sanitaria, ma presto farà molto di più. La sua nuova evoluzione è stata definita in estate con la comparsa in Gazzetta Ufficiale di due provvedimenti chiave.
La fase di sperimentazione in corso richiede di gestire quella che è definita come un’infrastruttura di fiducia con chiavi crittografiche, certificati con validità limitata e conformità continua ai profili tecnici del Trust Anchor. Riportiamo di seguito le parole di Simone Baldini, Head of Business Compliance di Intesa.
Il 24 dicembre 2027 scatterà l’obbligo […] di accettare il Wallet come strumento di identificazione e autenticazione forte. Riguarda i soggetti privati tenuti per legge alla strong customer authentication e gli operatori dei settori regolamentati: banche, istituti di
pagamento, assicurazioni, telco, energia, trasporti, sanità e istruzione. Da qui a quella data restano meno di 16 mesi, che sono pochissimi per capire quali attributi sono effettivamente disponibili e con quale livello di garanzia, come cambierà il flusso utente, quali passaggi dei processi interni di verifica diventeranno superflui e quali andranno riscritti. La domanda utile oggi non è se aderire, ma quando cominciare a provare.
Cosa fa l’azienda, nel concreto? Mette a disposizione l’infrastruttura di verifica così che si possa implementarla in casi d’uso reali. Ad esempio, per la verifica dell’età in un flusso di onboarding, il controllo della residenza o la validazione di un titolo.
Ricordiamo che Intesa è stata in passato tra gli identity provider coinvolti nel progetto SPID. Ha deciso di non rinnovare il proprio impegno nel 2023, citando tra le motivazioni della decisione problemi legati alla sostenibilità economica.