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In Siberia il metano aumenta, ma segue due strade diverse
Un gruppo di ricercatori, di cui fa parte Paul Palmer dell’Università di Edimburgo, ha ricostruito l’aumento delle emissioni di metano in Siberia, individuando due percorsi distinti associati al riscaldamento della regione. Secondo lo studio pubblicato su Science, a ovest condizioni più umide favoriscono la produzione microbica del gas nei suoli, mentre a est un clima più secco alimenta gli incendi. Entrambi i processi contribuiscono a immettere nell’atmosfera un potente gas serra.
Tra il 2010 e il 2023, le emissioni di metano della Siberia sono aumentate di circa il 5% all’anno, secondo le stime dei ricercatori. Nell’arco del periodo analizzato, la quantità emessa annualmente è cresciuta di circa 12 milioni di tonnellate: il dato descrive l’incremento delle emissioni annue, non il totale accumulato in tredici anni. La regione rappresenta circa il 5% delle emissioni globali di metano e, secondo Palmer, sta diventando una delle sorgenti naturali con la crescita più rapida.
Per ottenere queste stime, il gruppo ha combinato osservazioni satellitari e misurazioni vicino alla superficie terrestre attraverso un sistema di inversione dei flussi. In pratica, il metodo utilizza le concentrazioni atmosferiche osservate e un modello per risalire alle emissioni che possono spiegarle. I ricercatori riferiscono un’incertezza delle stime intorno al 10%. La copertura resta una difficoltà: la Siberia è vasta e dispone di pochi strumenti a terra, mentre le osservazioni satellitari impiegate dipendono dalla luce solare, scarsa durante l’inverno.
Nella Siberia occidentale, il riscaldamento e l’aumento dell’umidità favoriscono il disgelo del permafrost, il terreno che rimane congelato per almeno due anni consecutivi. Il suo carbonio, accumulato anche nel corso di millenni, può diventare disponibile per l’attività microbica che produce metano. Secondo Palmer, la Siberia ospita il 46% del permafrost dell’emisfero settentrionale: un’estensione che aiuta a comprendere la portata potenziale dei cambiamenti osservati.
A influenzare il settore occidentale interviene anche la circolazione atmosferica nota come schema scandinavo, caratterizzata da un centro principale sopra la Scandinavia e centri secondari sull’Europa occidentale e sulla Russia orientale. Secondo la ricerca, il riscaldamento intensifica il trasporto di calore e umidità dall’Atlantico settentrionale verso la Siberia occidentale. Questo apporto si aggiunge all’aumento locale delle temperature, favorendo condizioni che sostengono il disgelo e la produzione di metano.
A est emerge un quadro differente: condizioni più secche rendono il territorio maggiormente predisposto agli incendi boschivi, e la combustione della biomassa costituisce la principale via di emissione descritta dallo studio per questa parte della Siberia. Il fiume Enisej, nella Russia centrale, delinea la separazione tra i due regimi ambientali individuati dagli autori. L’aumento regionale del metano comprende quindi processi diversi, che richiedono di considerare insieme umidità dei suoli, disgelo e incendi.
Il gruppo ha inoltre utilizzato modelli climatici per esplorare gli sviluppi futuri. Le simulazioni suggeriscono che un ulteriore riscaldamento artico potrebbe favorire il rilascio di milioni di tonnellate di gas serra dai serbatoi di carbonio delle foreste e del permafrost, alimentando a sua volta il riscaldamento. Si tratta di proiezioni, distinte dall’aumento ricostruito per il periodo 2010-2023: descrivono una possibile evoluzione, non una quantità futura già accertata.
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