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The Witcher 3: Wild Hunt - Songs of the Past, abbiamo visto in anteprima l'inizio della nuova avventura dello Strigo
L'impatto di The Witcher 3: Wild Hunt sull'ecosistema videoludico è paragonabile a una scossa tellurica i cui riverberi continuano a farsi sentire nitidamente ancora oggi. Uscita nel 2015, l'opera magna di CD Projekt RED ha ridefinito i contorni del gioco di ruolo d'azione a mondo aperto, imponendo standard vertiginosi per quanto concerne la densità del worldbuilding, la complessità morale delle missioni secondarie e la brutalità matura delle sue tematiche. Un mastodonte che ha fagocitato premi e macinato milioni di copie, cementificando il proprio status di capolavoro assoluto anche grazie a due espansioni mastodontiche. Eppure, sotto il fascino abbagliante e decadente del Continente, le crepe strutturali non sono mai state un mistero, concentrate in modo quasi esclusivo su un sistema di combattimento claudicante che faticava a tenere il passo con la straordinaria caratura della sceneggiatura. Un impianto ludico legnoso, carente in termini di feedback fisico e, alla lunga, dolorosamente ripetitivo, che ha rappresentato per molti lo scoglio più duro su cui infrangersi.
Personalmente, non ho mai fatto mistero del mio rapporto profondamente conflittuale con l'epopea di Geralt di Rivia. Da un lato, il richiamo magnetico di un intreccio narrativo senza pari; dall'altro, l'incapacità cronica di tollerare le derive di un combat system che, superata la fatidica soglia delle cinquanta ore, si è trasformato in una maratona sfiancante. La frustrazione aveva raggiunto un picco tale da spingermi ad arrendermi, cedendo fisicamente il pad a mio fratello pur di veder scorrere i titoli di coda, accontentandomi del ruolo di spettatrice passiva. Le intenzioni di concedere all'opera una seconda opportunità ci sono sempre state, culminate in un onesto, ma ugualmente infruttuoso, ammontare di ore investite nella sorprendente conversione per Nintendo Switch. Ma la cruda realtà è che, al netto del titanico investimento di tempo richiesto, è sempre venuta a mancare quella scintilla definitiva in grado di farmi chiudere un occhio sulle conclamate idiosincrasie del gameplay.
Oggi, tuttavia, lo scenario sembra essere mutato in modo radicale. I recenti annunci dello studio polacco hanno le fattezze del proverbiale allineamento dei pianeti: dopo il rilancio del titolo base per sfruttare l'hardware di PlayStation 5, è arrivato il fulmine a ciel sereno che nessuno osava sperare. Songs of the Past, una vera e propria espansione inedita sviluppata a quattro mani con Fool's Theory, sbarcherà sul mercato nel 2027, a oltre un decennio di distanza dall'ultimo DLC. A fungere da perfetto apripista ci penserà un'imminente e corposa versione "Enhanced" del gioco originale, un aggiornamento massiccio e globale che promette di svecchiare il comparto tecnico ma, soprattutto, di applicare un profondo e disperato revamp alle meccaniche di combattimento e progressione. Questa drastica revisione ludica potrebbe rappresentare a tutti gli effetti l'anello mancante, la quadratura del cerchio necessaria per colmare finalmente la distanza tra me e il capolavoro polacco.
Con questo bagaglio di scetticismo misto a un cauto, ritrovato ottimismo, ho preso posto nella sala presentazioni della Gamescom per assistere a una ricca demo hands-off di oltre mezz'ora. Una vetrina a porte chiuse che ci ha catapultato direttamente nell'incipit di Songs of the Past, svelandoci minacce radicate nel passato con lo Strigo sulle tracce di un alleato perduto. Addentriamoci dunque nei meandri della lussureggiante e ingannevole regione di Letten, per iniziare a scoprire le novità di questo inatteso ritorno sulle scene e dare un primo giudizio su alcune rivisitazioni soprattutto nell'ottica più delicata: il sistema di combattimento.
L'immagine che mi ha accolto non appena ho posato gli occhi sullo schermo era deliziosamente familiare: un risveglio traumatico per lo Strigo, reduce da un'evidente e pesante notte di bagordi, subito incaricato di rimettersi in sesto per recuperare il prezioso liuto del