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Dragon Ball Xenoverse 3 non mi ha colpito come speravo: la colpa è anche di Sparking Zero
Dragon Ball Xenoverse 3 sta finalmente cominciando a mostrare le sue carte, tra soluzioni in continuità col passato e novità come il Soul Link, col nostro guerriero personale che potrà connettersi con alcuni dei combattenti più iconici del mondo di Toriyama. Devo essere onesto però: il gioco di Dimps non è ancora riuscito a sorprendermi, e credo che tra i maggiori responsabili di questo ci sia Dragon Ball Sparking Zero.
Lo so benissimo. Dragon Ball Xenoverse 3 e Sparking Zero sono due produzioni molto differenti tra loro, con la prima che di fatto vorrà offrire un’avventura capace di espandersi per lungo tempo sia nel ramo single player, sia in quello multiplayer, per la gioia di tutti quei giocatori che – partendo dalla West City dell’anno 1000 – vorranno lanciarsi assieme in missione, ancora e ancora. Il titolo di Spike Chunsoft presenta una dimensione multigiocatore ben più semplicistica e anche al netto della prossima uscita del DLC Super Limit-Breaking NEO non è stato pensato per ampliarsi ai livelli del sempre più vasto Xenoverse 2.
Era giusto fare questa premessa, per costruire il mio discorso nel contesto opportuno. Eppure - come è emerso nella prova di Dragon Ball Xenoverse 3 - Sparking Zero oggi esiste, e con esso esistono anche delle spettacolari battaglie in 3D ambientate nel mondo di Toriyama-sensei.Presentano degli alti e bassi sul fronte della modellazione dei personaggi o della riproduzione delle mosse, ma nel complesso sanno coinvolgere i giocatori a livelli elevati, vuoi per l’efficacia del combat system ripreso dai Tenkaichi storici, vuoi per il buon impiego di Unreal Engine 5 alla base della veste grafica del gioco.
Poco fa ho scritto che – oggi – Sparking Zero esiste, e quando Xenoverse 3 scenderà in campo nel 2027 lo farà con questo secondo esponente di valore sul mercato. A pensarci, Xenoverse 2 ha avuto una vita molto più facile ai suoi tempi. Del resto rappresentava la seconda iterazione di un filone basato su fondamenti piuttosto solidi, giunto in commercio dopo anni di titoli di Dragon Ball a dir poco dimenticabili, si pensi al terribile Battle of Z o al sin troppo guidato Ultimate Tenkaichi.
Mosse energetiche caricabili, scontri a volte un po’ caotici ma anche piuttosto soddisfacenti e comparto grafico discreto, almeno al tempo del lancio bastarono a Xenoverse 2 per “fare la frittata”. L’avventura dei Pattugliatori Temporali seppe entrare nel cuore di milioni di appassionati e nel tempo si è ampliata per arrivare ad oggi, nel 2026, con ancora qualcosa da dire. Sì, un paio d’anni scarsi dopo Xenoverse 2 arrivò sul mercato quel gioiello senza paragoni di FighterZ, ma tutti voi lo ben saprete: è lontanissimo dalle dinamiche ludiche dei giochi di Dimps ed esprime il meglio di sé solo ai patiti dei picchiaduro tecnici. In altre parole, non è diventato un “rivale” degli Xenoverse.
Sulla base di quanto ho detto sino ad ora, ecco quale è il mio attuale problema con Xenoverse 3, a cui – devo sottolinearlo – non ho ancora giocato in prima persona. Senza fare giri di parole, quando l’ho visto in azione ho subito apprezzato le fattezze di Trunks, Vegeta, Broly e degli altri guerrieri iconici: sono anni luce avanti rispetto alle controparti ormai antiquate del secondo capitolo. Anche la resa a schermo di mosse come la Kamehameha caricata mi ha soddisfatto abbastanza (e anzi a questo proposito Sparking Zero avrebbe qualcosa da imparare). Il problema è che poi ho posato gli occhi sulla zona ghiacciata apparsa nel gameplay e ho fatto fatica a scendere a patti col suo aspetto, e lo stesso discorso purtroppo vale per l’aura dei personaggi e delle esplosioni.
C’è poi da parlare del combat system. Gli scambi di colpi tra i guerrieri mi sono parsi più fluidi e precisi rispetto a quelli di Xenoverse 2, ma bene o male fondati sui medesimi principi ludici. Ecco, dopo oltre 200 ore di lotte al cardiopalma in Sparking Zero, con vittorie strappate all’ultimo secondo e tanto spettacolo, gli scontri sino ad ora mostrati d