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Recensione Nubia Neo 5 GT: lo smartphone piatto che vuol fare il gaming phone
Nubia è un brand che conosce bene il suo pubblico: giovani gamer che vogliono uno smartphone che sembri un gaming phone, con i tasti dorsali, le luci RGB e un look aggressivo ed è per questo che ha un suo brand specifico, ovvero REDMAGIC. Ma con la linea Nubia e in particolare con il Neo 5 GT l'azienda fa un passo avanti verso chi vuole uno smartphone più economico e anche rispetto al modello precedente: display migliore, batteria più capiente, processore aggiornato, certificazione IP e una vera ventola di raffreddamento attiva integrata nel corpo, prima volta assoluta per questa fascia. Il problema è che alcune lacune restano strutturali, e la concorrenza nel 2026 non fa sconti.
Nella confezione del Nubia Neo 5 GT troviamo un cavo USB-C, una cover rigida e una pellicola protettiva da applicare sullo schermo. Come ormai consuetudine nel mercato europeo il caricabatterie non è incluso, ma un cavo con connettore a 90° è presente: una piccola attenzione pratica pensata per chi gioca con lo smartphone collegato alla corrente in orizzontale, evitando che il cavo sporga in modo scomodo dal lato del dispositivo.
Il Nubia Neo 5 GT è disponibile in due versioni con design differenti. La versione base (8GB/256GB) ha un look più sobrio chiamato Obsidian Black, senza RGB. La versione gaming (12GB/256GB), Phantom Black, è quella con i fregi sul retro e l'illuminazione RGB integrata sincronizzata con il gameplay: è chiaramente quella pensata per chi vuole che lo smartphone dichiari a voce alta le proprie ambizioni gaming.
Entrambe condividono una caratteristica insolita: il retro è completamente piatto, senza alcuna sporgenza del modulo fotocamere.
Nel panorama 2026, dove ogni smartphone sembra voler competere sull'altezza del bump fotografico, questa scelta conferisce al Neo 5 GT un profilo riconoscibile e una presa durante il gioco più stabile e naturale. In generale il fatto che non traballi sul tavolo quando è poggiato è un vantaggio non da poco.
I materiali sono prevalentemente in plastica, come ci si aspetta da questa fascia di prezzo. La cornice laterale è piatta con angoli leggermente arrotondati. Da segnalare che la scocca posteriore trattiene molte impronte, fastidio che la cover in dotazione risolve facilmente.
Sul lato destro trovano posto il tasto di accensione, il bilanciere del volume e i Neo Trigger 5.0, i tasti dorsali capacitivi ereditati dall'ecosistema REDMAGIC. Sul bordo superiore c'è lo speaker secondario, in basso l'altoparlante principale e la porta USB-C. Il foro per la fotocamera anteriore è posizionato centralmente in alto.
È spesso 8,48 mm e ha un peso di 210 grammi: non uno smartphone compatto, ma il peso è distribuito in modo equilibrato e la presa rimane confortevole anche nelle sessioni di gioco più lunghe.
La certificazione IP64 garantisce protezione dalla polvere e dagli spruzzi d'acqua, con l'unica eccezione del condotto di areazione della ventola che si ferma a IP54, rendendo di fatto quest'ultima certificazione quella davvero valida.
Il processore è il MediaTek Dimensity 7400 a 4 nanometri, con GPU Mali-G615 MC2. Rispetto all'imbarazzante Unisoc T9100 del predecessore è un miglioramento concreto, ma rimane una scelta modesta per un dispositivo che si presenta come gaming phone: siamo nella fascia media bassa del mercato Android 2026, lontani dai chipset che animano i gaming phone seri e anche da molti smartphone di uso quotidiano con prezzi simili.