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Medio Oriente: l'oleodotto Est-Ovest, un fragile filo per il greggio saudita
Con i suoi 50 anni e un po' dimenticato fino a pochi mesi fa, l'oleodotto saudita Est-Ovest che si stende nel deserto del Paese per raggiungere il Mar Rosso è stato, in queste settimane di blocco di Hormuz, un preziosissimo e fragile filo al quale si è appesa l'economia globale e il mercato del petrolio grazie a una capacità di 7 milioni di barili al giorno.
E tuttavia ora il bypass potrebbe avere bisogno di un ulteriore bypass. Con il perdurare delle ostilità e gli attacchi alle petroliere le autorità saudite hanno provveduto a ripristinare la piena capacità dell'infrastruttura e quelle dei terminali del Mar Rosso, Yanbu Nord e Yanbu Sud, che aggirano lo Stretto di Hormuz.
Il petrolio passato nell'oleodotto negli scorsi mesi, secondo i calcoli di Bloomberg, è andato alle nazioni più dipendenti dal greggio della regione: Giappone, India, Cina e Corea del Sud. Alcune navi cinesi e indiane sono riuscite così a caricare il greggio e raggiungere l'Oceano indiano senza attacchi, mentre quelle di altre nazionalità hanno dovuto dirigersi a nord verso Suez.
Ma la fragilità della soluzione è emersa in queste ore. Sia per gli attacchi compiuti tramite droni all'oleodotto, sia per il blocco dello stretto di Bab el Mandeb, a sud, da parte degli Houthi. L'infrastruttura ha infatti un oggettivo ostacolo per poter permettere all'Arabia Saudita di tornare ai livelli pre guerra (ad agosto ha toccato i livelli minimi di 3 milioni) o comunque liberarsi dalla minaccia iraniana e degli Houthi: le petroliere di grandi dimensioni (Vlcc), che trasportano due milioni di barili, non possono transitare a pieno carico per il Canale di Suez.
Le possibili soluzioni prospettate dagli esperti consultati da Bloomberg nelle scorse settimane sono due: allestire una flotta di petroliere di minori dimensioni che facciano la spola fra i suoi porti e l'oleodotto egiziano di Sumed che collega il Mar Rosso al Mar Mediterraneo e, in aggiunta, quello israeliano di Eliat.
Soluzione questa che porrebbe ulteriori elementi di criticità politica. Sumed tuttavia ha una capacità di soli 2,5 milioni di barili, elemento che obbligherebbe i sauditi a far transitare le superpetroliere a mezzo carico attraverso Suez per aumentare la capacità. Anche così le superpetroliere che attendono il petrolio nel Mediterraneo per raggiungere l'Asia passando per il Capo di Buona Speranza impiegherebbero 25 giorni in più, con relativi costi aggiuntivi.