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I pagamenti B2B non sono più speciali, ora che fanno tutto gli agenti in modalità A2A
Gli agenti AI hanno cominciato a pagare. Non metaforicamente: il protocollo Agent2Agent di Google, lanciato ad aprile 2025, e la sua estensione AP2 per i pagamenti, arrivata a settembre dello stesso anno, hanno creato l'infrastruttura tecnica che permette a un agente software di autorizzare e completare transazioni finanziarie in autonomia. La distinzione tradizionale tra pagamenti B2B e consumer — separati per destinatari, processi di approvazione, termini di pagamento e strumenti usati — non regge quando il soggetto pagante non è un essere umano ma un agente che opera con uguale efficienza in entrambi i contesti.
Quaranta per cento delle organizzazioni elabora ancora le fatture manualmente, secondo Ardent Partners. Il mercato dell'automazione degli account payable vale 1,47 miliardi di dollari. Settanta per cento delle banche ha già dispiegato agenti AI nei workflow interni. Il punto di convergenza tra questi tre dati è il protocollo A2A: un linguaggio standardizzato che permette agli agenti di comunicare tra loro, delegare compiti e autorizzare pagamenti senza intervento umano diretto, usando le stesse API indipendentemente dal fatto che la transazione sia B2B o consumer, scalata su milioni o su migliaia di euro.
Il protocollo A2A nasce come standard di comunicazione tra agenti. La sua estensione AP2 aggiunge un layer finanziario: definisce come un agente può esprimere un'intenzione di pagamento, come viene validata, come viene autorizzata. Sessanta aziende hanno già aderito all'ecosistema — Mastercard, American Express, PayPal, Coinbase, Salesforce tra i principali — a meno di un anno dal lancio, come documenta DigitalCommerce360. Anche Visa si è mossa: il programma Agentic Ready è già attivo con 21 banche europee, segno che il sistema dei pagamenti si sta attrezzando per transazioni iniziate da agenti AI su scala globale, un ritmo di adozione che indica un mercato in attesa di uno standard, non uno standard in cerca di mercato.
La distinzione più rilevante che AP2 introduce è quella tra due modelli di autorizzazione: il Cart Mandate e l'Intent Mandate. Nel Cart Mandate, l'agente prepara la transazione ma un essere umano deve approvare prima che i fondi vengano trasferiti — il modello è analogo a un dipendente che prepara l'ordine di acquisto e lo manda al responsabile per la firma. Nell'Intent Mandate, l'agente ha autorizzazione preventiva a completare transazioni entro parametri definiti — importo massimo, categoria di spesa, fornitore autorizzato — e opera in completa autonomia senza loop di approvazione.
L'Intent Mandate è il punto di rottura con la tradizione del procurement B2B. Per decenni, la gestione degli account payable si è basata sul principio che ogni pagamento significativo richieda approvazione umana. Matrice di autorizzazione, livelli di firma, separazione dei poteri tra chi ordina e chi paga: l'architettura dei controlli interni nei pagamenti enterprise è costruita attorno all'intervento umano come punto di verifica. Il Intent Mandate sostituisce questo punto di verifica con un set di regole definite a monte — e sposta il lavoro dal momento dell'approvazione al momento della definizione dei parametri.
Il rischio evidente di un sistema in cui gli agenti pagano in autonomia è quello della frode e dell'errore. AP2 affronta il problema con due meccanismi tecnici. Il primo è l'uso di firme ECDSA — Elliptic Curve Digital Signature Algorithm — per autenticare ogni transazione: ogni agente ha un'identità crittografica che firma le autorizzazioni, rendendo verificabile chi ha iniziato il pagamento e in quale contesto. Il secondo è l'estensione x402, che aggiunge supporto per transazioni in criptovaluta con smart contract che codificano le condizioni di pagamento direttamente nella transazione.
Questi meccanismi tecnici risolvono il problema dell'autenticazione ma non quello del contesto. Un agente può essere autenticamente autorizzato a pagare e tuttavia compiere un errore: ordinare la quantità sbagliata, sc