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Diablo 5 cambia le regole: e se l'Inferno avesse già vinto? | Anteprima
C'è un momento preciso, nell'esperienza di ogni giocatore di Diablo, in cui il massacro indiscriminato di demoni si interrompe per lasciare spazio alla totale quiete di un hub cittadino. D'altronde, fino a oggi siamo sempre stati abituati a questo ritmo: fuori le lande desolate infestate dai servitori dell'Inferno, dentro le mura la tranquillità di mercanti silenziosi e locande rassicuranti. Come può una frattura così netta tra narrazione e gameplay aver funzionato per decenni? Ebbene, dopo il successo del quarto capitolo e l'accoglienza riservata all'espansione Vessel of Hatred, Blizzard ha deciso di guardarsi allo specchio e di rispondere a questa domanda stravolgendo quasi completamente le regole del gioco.
L'annuncio di Diablo 5 all'ultima BlizzCon ha colto tutti di sorpresa, non tanto per l'esistenza del progetto in sé (d'altronde parliamo di uno dei franchise più redditizi del mercato), quanto per la mole di informazioni condivise così presto. Nonostante la data di uscita sia ancora lontana, infatti, il team di sviluppo ha dimostrato di avere una visione estremamente chiara e definita, portando sul palco una valanga di contenuti di cui discutere.
E la premessa narrativa è sicuramente molto intrigante: cosa succederebbe se non foste stati a Sanctuary nel momento esatto in cui Diablo vi ha fatto ritorno? Il gioco è, infatti, ambientato in un momento in cui il Signore del Terrore ha preso il controllo del mondo, e vi assicuro che le conseguenze di questo salto temporale impatteranno ogni singola meccanica di gioco.
Proprio durante il BlizzCon 2026 abbiamo avuto modo di partecipare a una conferenza stampa con alcuni dei membri del team di sviluppo di Diablo 5, avendo così l'opportunità di approfondire (per quanto possibile, ovviamente) alcuni aspetti del titolo in arrivo nel 2029.
La novità più dirompente di Diablo 5 annunciata per ora risiede proprio nella distruzione della "safe zone". Storicamente, la saga ha sempre sofferto di una certa dissonanza ludonarrativa: combattevi l'apocalisse nell'overworld, ma poi arrivavi in città e trovavi abitanti serafici pronti a venderti pozioni come se nulla fosse. In questo nuovo capitolo, semplicemente, tutto è gameplay; non esistono più spazi sicuri e non andrete dal classico venditore anonimo in ogni città, perché la civiltà per come la conoscevamo è collassata.
L'obiettivo degli sviluppatori è palese: per spaventare realmente il giocatore, devi dargli qualcosa da perdere. Alzando drasticamente la posta in gioco, Diablo 5 vi costringerà a guadagnarvi ogni singolo passo e ogni frammento di scoperta. D'altro canto, con i giochi di ruolo action, l'hub cittadino è sempre stata una sorta di coperta di Linus; togliendocela, Blizzard ci lancia un guanto di sfida, trasformando la sopravvivenza in un elemento tangibile e non solo in un pretesto narrativo. Per esempio, ogni personaggio che incontrerete avrà una sua storia complessa e le interazioni non si limiteranno mai al mero scambio commerciale.
Se il mondo è diventato un inferno a cielo aperto, come si sopravvive? La risposta ludica ed esplorativa di Diablo 5 è la Carovana. Piuttosto che spostarvi tra insediamenti statici, dovrete portare letteralmente la vostra base con voi; attorno al fuoco dell'accampamento si svilupperanno poi le dinamiche più intime del gioco, fungendo da perfetto contrappeso al caos che domina l'esterno.
Questo elemento introduce meccaniche mutuate direttamente dai GDR più classici, permettendovi di interagire profondamente con i vostri seguaci e di plasmare la loro evoluzione. Insomma, il contrasto tra la luce del falò e l'oscurità opprimente di Sanctuary non è solo una finezza estetica, ma il fulcro emotivo dell'opera: man mano che progredirete e potenzierete la vostra carovana, dovrete percepire la speranza che cresce e si fa spazio nel buio. Parliamo, dunque, di un approccio che promette di farvi sentire davvero padroni della vostra storia, plasmando il destino dei pochi sopravvissuti che decideranno di