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Più pellet per il Giappone: perché le foreste dell'Indonesia sono a rischio?
Earth Insight, Auriga Nusantara e l’alleanza dei popoli indigeni AMAN hanno collegato nuovi disboscamenti in Indonesia alle aree di approvvigionamento dell’industria del pellet e del cippato. La loro analisi satellitare, diffusa a luglio, documenta una pressione crescente su foreste tropicali e territori indigeni, mentre il Giappone aumenta gli acquisti di legno da bruciare per produrre elettricità.
Le dimensioni della domanda emergono dai dati commerciali del Global Trade Algorithmic Intelligence Center: nel 2025 il Giappone ha importato circa 8,64 milioni di tonnellate di pellet, il 35% in più rispetto al 2024. Gli arrivi dall’Indonesia sono passati da 66.460 tonnellate nel 2023 a 402.310 nel 2025, una crescita superiore al 500%.
Timer Manurung, direttore di Auriga Nusantara, riferisce che nel Paese sono state rilasciate almeno 45 concessioni per la biomassa, comprendenti oltre 750.000 ettari di foresta naturale. Gli impianti già operativi sono ancora pochi, ma l’espansione delle autorizzazioni apre nuovi territori alla produzione destinata soprattutto all’esportazione.
La mappatura delle organizzazioni individua inoltre oltre 11 milioni di ettari di copertura forestale nelle zone di approvvigionamento degli stabilimenti di cippato, inclusi più di 6,9 milioni di ettari di foreste indisturbate. Si tratta di superfici esposte al rischio industriale, non di ettari già interamente disboscati. In queste zone ricadono 43 aree chiave per la biodiversità.
A Gorontalo, sull’isola di Sulawesi, le concessioni associate allo stabilimento di pellet PT Gorontalo Panel Lestari interessano anche le foreste dei Polahi, popolazione indigena che vive in isolamento volontario. Gli ecosistemi locali ospitano tarsi, bufali anoa e babirussa: secondo l’analisi, i tagli interrompono i collegamenti tra gli habitat e isolano le popolazioni animali.
La biomassa legnosa può essere bruciata anche insieme al carbone nelle centrali esistenti, attraverso la co-combustione. Il problema climatico coinvolge sia la CO₂ liberata dalla combustione sia la perdita degli alberi che assorbono carbonio dall’atmosfera. Già nel 2021 oltre 500 scienziati ed economisti avevano avvertito che gli incentivi alla combustione del legno potevano incoraggiare il taglio delle foreste tropicali.
Le organizzazioni chiedono ai governi e agli acquirenti standard vincolanti contro la deforestazione, verifiche indipendenti delle certificazioni e protezione dei territori indigeni. In Giappone, secondo il ricercatore Katsuhiro Suzushima del Global Environmental Forum, lo stop agli incentivi per futuri grandi progetti lascia comunque ai progetti già certificati la possibilità di ricevere sussidi fino a vent’anni dall’avvio dell’attività.
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