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Conifere, il caldo può frenare la crescita: assorbiranno meno CO₂?
Un gruppo internazionale guidato da ricercatori dell’istituto svizzero WSL ha pubblicato su Science uno studio secondo cui, nelle conifere, la velocità di produzione del legno pesa più della durata della stagione di crescita sulla quantità di cellule prodotte nell’anno. Il riscaldamento può prolungare il periodo favorevole alla crescita, ma condizioni più aride possono ridurne i benefici per l’accumulo di carbonio nelle foreste.
L’analisi utilizza circa 144.000 osservazioni di conteggio cellulare, raccolte su 1.273 alberi di 27 specie tra il 1998 e il 2021. I 105 siti esaminati si distribuiscono in Europa, Asia e nelle due Americhe, dalle foreste boreali agli ambienti semiaridi. Le osservazioni, settimanali o quindicinali, hanno seguito la formazione del legno durante almeno una stagione vegetativa per ciascuna serie.
I ricercatori hanno esaminato al microscopio lo sviluppo delle cellule dello xilema, il tessuto che costituisce il legno, negli anelli più esterni dei tronchi. Questo metodo permette di ricostruire quando la produzione comincia, quando termina e a quale ritmo procede. Le velocità osservate variavano molto: da una nuova cellula al mese fino a due al giorno.
Il confronto con il clima ha evidenziato due andamenti diversi. La stagione vegetativa si allungava all’aumentare della temperatura, mentre il ritmo di crescita mostrava un massimo intorno a 6 °C di temperatura media annua. È un valore riferito al clima dei luoghi studiati; oltre quel livello, condizioni progressivamente più secche compromettevano i guadagni nella produzione di legno.
Gli autori suggeriscono che la minore disponibilità idrica contribuisca al rallentamento osservato negli ambienti più caldi. Secondo lo studio, questa dinamica può compensare in larga parte il vantaggio di avere più tempo per crescere, ridimensionando il beneficio atteso per lo stoccaggio del carbonio. Il conteggio delle cellule, tuttavia, non misura da solo il bilancio complessivo della CO₂ di una foresta.
La risposta varia anche fra regioni climatiche: le foreste boreali più fredde tendono a beneficiare del riscaldamento, con una crescita più lunga e più rapida, mentre in quelle temperate e mediterranee il rallentamento può annullare o superare il vantaggio stagionale. Antoine Cabon, primo autore del lavoro, prevede che un ulteriore aumento delle temperature potrebbe portare anche le foreste boreali a perdere questo beneficio.
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