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Ace Combat 8: Wings of Theve, abbiamo sfrecciato in anteprima lungo nuovi cieli di guerra
Dicono che pilotare un caccia da guerra da svariati milioni di dollari, sfrecciando a velocità supersoniche mentre si tenta di agganciare un bersaglio ostile, non sia poi così diverso dall'andare in bicicletta. Con le dovute, colossali e vertiginose proporzioni, s'intende. Esiste una sorta di memoria muscolare viscerale, un istinto latente che, una volta assimilati il rollio, il beccheggio e l'inerzia brutale dei motori, si annida nel cervello e non lo abbandona più. Il mio storico personale con il franchise di Ace Combat si limita a qualche incursione solitaria, concentrata perlopiù sulle vertigini atmosferiche del settimo capitolo; un'esperienza frammentaria, forse, ma sufficientemente incisiva da instillarmi una ferma convinzione.
Proprio come ho faticosamente imparato a domare l'equilibrio su due ruote nel mondo reale o a macinare chilometri di asfalto sintonizzandomi con le pieghe di una moto virtuale, ero certa che, con la giusta e masochistica abnegazione, avrei potuto reclamare il mio posto all'interno di un abitacolo. E quale migliore occasione per mettere alla prova questa teoria, se non i soffocanti e febbricitanti padiglioni della gamescom di Colonia, dove Bandai Namco ha deciso di squarciare i cieli europei svelando finalmente Ace Combat 8: Wings of Theve?
A distanza di svariati anni dall'ultima vera iterazione numerata, l'attesa per il ritorno della saga ha raggiunto temperature critiche, saturando l'aria di aspettative quasi palpabili. Project Aces si ritrova nuovamente gravata da un compito titanico: confermarsi non solo come il custode del canone degli arcade flight simulator, un sottogenere di cui detiene da tempo immemore un monopolio quasi assoluto, ma dimostrare di poter evolvere una formula che rischiava di adagiarsi sui propri, inossidabili allori.
Quella che ho avuto il privilegio di testare in fiera è stata una build fieramente contenuta, una scheggia di gameplay nuda e cruda incorniciata in una decina di minuti scarsi. Un battito di ciglia frenetico, del tutto insufficiente per permettermi di padroneggiare i venti con l'eleganza letale che, forse, arriverò a mostrare con il tempo. Tuttavia, complice un attento lavoro di osservazione incrociata e di sintesi tattica sul campo, ha fornito materiale in abbondanza per tracciare una prima, affascinante rotta verso l'uscita del titolo, prevista per il prossimo 2 ottobre nelle versioni PS5, Xbox Series X/S e PC. Preparatevi al decollo: la guerra tra le nuvole sta per iniziare di nuovo.
La trama di Ace Combat 8: Wings of Theve promette di spingere il franchise verso lidi narrativi decisamente più oscuri e, per certi versi, squisitamente cinici. Dimenticate l'eroismo puro e immacolato fin dai primi istanti; il palcoscenico del gioco, ambientato nel 2029 durante il brutale conflitto tra la Repubblica di Sotoa e la Federazione di Central Usea (FCU), ci precipita in uno scenario geopolitico sull'orlo del baratro. A seguito di un'invasione lampo che ha messo in ginocchio la nazione, le forze della FCU sono allo sbando. Come giocatori, veniamo ripescati e portati a bordo della Endurance, una portaerei fatiscente e stipata di rifugiati che rappresenta uno degli ultimi, disperati baluardi di una marina militare ormai in frantumi.
È in questo clima di totale disperazione che entra in gioco l'elemento più affascinante dell'intero intreccio: la propaganda. L'incrollabile morale garantita dal leggendario asso "Wings of Theve" non è altro che un'enorme, grottesca montatura mediatica. Un fantasma creato a tavolino, un costrutto ideologico incarnato inizialmente dal pilota Jan "Rex" Cope, il cui unico, inglorioso compito era farsi vedere sul campo di battaglia per poi battere in ritirata. Quando quest'ultimo perde la vita nel corso di un'operazione andata a rotoli, al nostro protagonista (un pilota silente che fino a quel momento fungeva da suo navigatore) viene ordinato di ereditarne il nome, il grado e il fardello. Bisogna mantenere in vita la menzogna, costi quel che