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L'Europa vuole la verifica dell'età per videogiochi, IA e social: cosa cambia
La Commissione europea sta preparando una legge che renderebbe obbligatoria la verifica dell'età per accedere a social network, servizi di intelligenza artificiale e videogiochi online. Il testo, di cui il sito Euractiv afferma di avere una bozza, si chiama EU Kids Act e viene motivato con le preoccupazioni per la salute mentale di bambini e adolescenti. Non è ancora stato adottato e la versione finale potrebbe cambiare, però il perimetro tracciato è già molto ampio e coinvolge piattaforme come TikTok, Facebook, Instagram e X, insieme ai relativi servizi di IA generativa.
La bozza cita dati secondo cui chi inizia a usare i social prima dei 10 anni arriva a 7,5 ore di schermo nei giorni festivi, contro le 5,7 ore di chi comincia dopo i 14, e richiama i rischi legati a deepfake e consigli pericolosi forniti dai chatbot. Da qui una scala di età: social vietati da 0 a 3 anni, account interamente gestiti dai genitori tra 3 e 13, "account introduttivi" tra 13 e 15 con contatti limitati ai soli coetanei, tempo d'uso contingentato e un'app separata per i tutori. Solo dai 15 ai 18 anni si passerebbe a profili pienamente autonomi.
Per i videogiochi è prevista una classificazione d'età obbligatoria per ogni titolo, con controllo al momento del download negli store. Si aggiungono gli obblighi di Safe Design: niente meccaniche che creano dipendenza, algoritmi di raccomandazione regolabili per evitare il doom-scrolling e gli "effetti tana del coniglio", impostazioni riservate per impostazione predefinita, blocco dei contatti indesiderati e segnalazioni semplificate. La verifica dovrebbe appoggiarsi allo strumento europeo per l'età o a soluzioni pubbliche equivalenti, mentre le piattaforme pagherebbero una tassa di vigilanza per finanziare i controlli della Commissione.
L'esperienza estera, però, fa emergere qualche dubbio sugli effettivi risultati di normative come questa. In Australia, dove dal 10 dicembre 2025 i minori di 16 anni non possono avere profili social, il primo rapporto dell'authority eSafety indica che dopo tre mesi la quota di under 16 con un account è scesa dal 52,4% al 42,1%, ma l'81,5% continuava comunque ad accedere alle piattaforme, appena 4,4 punti in meno rispetto a prima. Un'analisi pubblicata sul BMJ non ha trovato prove di riduzioni immediate dell'uso, attribuendo lo scarto a controlli deboli e aggiramenti diffusi.
Nel Regno Unito, dove l'Online Safety Act impone le verifiche dai siti per adulti dal 25 luglio 2025, gli effetti sono stati più visibili ma laterali. Pornhub ha dichiarato un calo dei visitatori britannici del 77%, Ofcom ha rilevato 7,2 milioni di utenti unici mensili sul sito, in flessione del 36% su base annua, mentre l'uso delle VPN è balzato da circa 650.000 a oltre 1,4 milioni di utenti prima di ridiscendere verso quota 900.000. Parte del traffico si è spostata su siti non conformi, tanto che il regolatore ha aperto indagini su decine di piattaforme. Per l'Europa la partita si giocherà quindi sull'efficacia tecnica dei controlli e sulla tutela dei dati raccolti, più che sui principi.
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