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Più passa il tempo e più sono contento di aver acquistato una PS5 Pro
Quando ha fatto il suo debutto nel novembre del 2024, PS5 Pro lasciava intravedere un grande potenziale... ma solo sulla carta. Poi nella primavera dell’anno successivo ho deciso di comprarla, e col passare del tempo devo riconoscere di non essermi affatto pentito dell’acquisto.
Quando PS5 Pro è arrivata sul mercato avevo sostanzialmente già giocato alle maggiori produzioni che ne traevano vantaggio in modo più consistente. Se a ciò aggiungiamo il dispiacere per il mancato aggiornamento prestazionale a titoli dall’alto profilo grafico – si pensi a Final Fantasy 16 – i motivi per cui ne ho rinviato l’acquisto sono chiari. Guardando al pubblico in generale, al tempo Sony non è riuscita a comunicare efficacemente dove si trovasse il reale valore di PS5 Pro, ossia l’elemento in grado di giustificare quello che al tempo era un esborso fuori dalla norma in ambito console (800 euro). A differenza di PS4 Pro, inoltre, l’attuale ammiraglia di Sony ha impiegato un po’ ad accogliere delle nuove produzioni first party in grado di sfruttarne realmente le caratteristiche.
A marzo del 2025 però ho ceduto e l’ho comprata, un po’ per esigenze lavorative, e un po’ per la genuina curiosità di videogiocatore. Da Kingdom Come Deliverance 2, passando per Battlefield 6, sino a produzioni legate all’ombrello Sony come Death Stranding 2 e Ghost of Yotei, nei primi dodici mesi di vita PS5 Pro mi ha permesso di giocare a esperienze fluide ma senza rinunciare alla qualità grafica, talvolta pure col Ray Tracing attivo (qui la recensione di Ghost of Yotei per saperne di più). In linea con le promesse fatte da Mark Cerny nel 2025, la tecnologia di upscaling basata su IA integrata nella console – ossia il PSSR – ha ricevuto un “potenziamento” alcuni mesi fa, il che ha migliorato ulteriormente la resa a schermo di titoli come Resident Evil Requiem, che ho giocato a 4K e 60 fps con Ray Tracing attivo su PS5 Pro. Nel frattempo sono arrivati anche Pragmata, Saros e 007 First Light, tutti ottimizzati sulla macchina mid-gen e – da Marvel’s Wolverine all’attesissimo GTA 6 – è inutile che io vi dica quali titoli in arrivo nei prossimi mesi potrebbero raggiungere vette di livello sulla console.
Nel 2025 sono riuscito ad accaparrarmi PS5 Pro per 735 euro e qui credo che ci sia poco da spiegare. I rincari sulla componentistica, purtroppo difficilmente arginabili dai vari platform holder, hanno prodotto un aumento dei prezzi generalizzato, e la complessità della situazione odierna la conosciamo tutti. Le PS5 base con disco vengono oggi proposte rispettivamente a 650 e 600 euro, mentre PS5 Pro ne costa 900. Dal primo agosto, come è stato reso noto di recente, Xbox Serie X con disco e senza verranno vendute a circa 800 e 750 dollari (attendiamo di conoscere il prezzo in euro), mentre dal primo settembre Nintendo Switch 2 toccherà i 500 euro. Guardando oltre le tradizionali console home e portatili, le cose non vanno meglio.
Senza produrmi in lunghi elenchi, basti pensare alla situazione di Steam Machine, il cui modello da 512 GB e un controller in bundle costa 1108 euro, una cifra questa che pure è stata gonfiata per rincari al di fuori del controllo di Valve. In conclusione, e nel mio caso quel che sto per dire vale ancora di più, il rapporto qualità/prezzo di PS5 Pro è di quelli da non sottovalutare.
Sull’uscita di PS6 si potrebbero dirne di cotte e di crude, quindi andrei direttamente al sodo. Se la macchina dovesse saltare il 2027, banalmente gli utenti PS5 Pro sarebbero quelli posizionati meglio per giocare ai titoli della porzione conclusiva della generazione, chiaramente in ambito console. In realtà, anche se il 2027 fosse davvero l’anno di PlayStation 6, potrei comunque cogliere un’opportunità (assieme, sospetto, a molti altri possessori della console). Visti gli aumenti di prezzo per alcuni componenti fondamentali, che nel prossimo anno potrebbero addirittura peggiorare, PS6 non costerà poco. Ipotizzare un debutto della console vicino a una spiacevole cifra