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Per le donne metalmeccaniche c'è un gap retributivo del 12%
Le donne all'interno delle aziende
metalmeccaniche sono ancora poche, con retribuzioni mediamente
più basse del 12% rispetto agli uomini. Dallo studio della Fiom,
sulla base dei rapporti periodici sulla situazione del personale
maschile e femminile, nel settore resta una forte prevalenza
maschile. Su oltre 476mila dipendenti diretti dei rapporti
analizzati nel biennio 2024-2025, più di 373mila sono uomini,
mentre il numero di donne si attesa a 102.623, rappresentando il
21,5% del totale.
Per quanto riguarda il salario, spiega la Fiom, nel 2025 alle
donne spetta il 19,6% del totale del monte retributivo annuo
lordo. Si tratta di una retribuzione lorda media pro capite pari
a 44.985 per i dipendenti e 39.584 per le dipendenti. Una
differenza salariale che, per categoria professionale, si
attesta a 29.977 euro l'anno per i dirigenti, 6.788 euro per i
quadri, 7.955 euro per gli impiegati e 6.173 per gli operai.
Anche guardando i contratti part time emerge un'altra
differenza. L'analisi mostra come il lavoro a tempo ridotto
coinvolga il 3,68% dei dipendenti: ma mentre la percentuale di
uomini si attesta solo all'1,3%, per le donne arriva al 12,2%.
"I bilanci biennali che raccogliamo ci permettono di avere dei
dati concreti sulla base dei quali fare delle costatazioni. Una
delle peggiori è che il gender pay gap esiste, non soltanto
fuori dal mondo metalmeccanico ma anche dentro - ha detto il
segretario generale della Fiom Michele De Palma -. Se c'è un
antidoto al veleno del gender pay gap quello è la
contrattazione".
Andando a fondo nella composizione del salario, viene messo
in evidenza dalla Fiom nell'analisi, si vede che mentre il
salario strutturale, quello che proviene dalla contrattazione
collettiva, evidenzia un gender pay gap intorno all'8,5%, dovuto
dal diverso inquadramento e dall'utilizzo più ampio del part
time per le donne, il salario accessorio, in gran parte erogato
unilateralmente dalle aziende e frutto di contrattazione
individuale, vede il divario arrivare al 23,6%.
Per la segretaria nazionale della Fiom Barbara Tibaldi, che
ha presentato i dati, "c'è però una buona notizia". L'analisi
delle retribuzioni relative ai grandi gruppi/aziende seguiti
soprattutto a livello nazionale, mostra che il divario economico
scende all'8,3%. Nello specifico si tratta di un campione
costituito da 55 grandi gruppi (per circa 170.000 dipendenti)
seguite a livello nazionale, con contrattazione integrativa
consolidata.
Molto diverso è anche l'utilizzo del lavoro agile, che
coinvolge in varie modalità circa un dipendente su 4.
Dall'analisi emerge che mentre il 23,5% degli uomini adotta
questa modalità di lavoro, la percentuale nelle donne arriva al
37,1% del totale.
"Di fronte ad un simile quadro si conferma l'impegno della
Fiom contro il divario di genere - ha detto Tibaldi -. Come
evidenziano i dati la contrattazione genera uguaglianza. Il
valore del contratto collettivo nazionale di lavoro delle
metalmeccaniche e dei metalmeccanici è di garantire un salario
giusto per le lavoratrici e i lavoratori e di ridurre il gender
pay gap. Con l'ultimo rinnovo abbiamo rafforzato anche gli
aspetti informativi per poter monitorare e quindi intervenire su
questi aspetti".
Per le donne metalmeccaniche c'è un gap retributivo del 12%
ROMA,
17 settembre 2026, 13:56
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