// TOM'S HARDWARE ITALIA — INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Seagate inciampa in Borsa, l'AI non basta più agli investitori
Seagate Technology ha perso circa il 12% in Borsa, chiudendo vicino ai 900 dollari per azione, dopo una corsa alimentata dalla domanda di storage per l'intelligenza artificiale. Il punto non è il crollo della tesi industriale, che resta legata ai grandi data center, ma il prezzo raggiunto dal titolo: una parte del mercato ha iniziato a chiedersi se le aspettative fossero già interamente incorporate nella valutazione.
La pressione è aumentata dopo il downgrade di Fox Advisors a Equal Weight, arrivato su un titolo che aveva già scontato più domanda di hard disk, prezzi più favorevoli e margini in miglioramento. In altre parole, l'AI storage continua a essere il motore narrativo del momento, ma non basta più da solo a giustificare multipli molto aggressivi senza conferme operative ulteriori.
Il quadro industriale, almeno per ora, resta solido. Il CFO Gianluca Romano ha indicato che ricavi e profittabilità sono migliorati per 13 trimestri consecutivi e che gli ordini coprono già i prossimi 4-5 trimestri. La domanda sarebbe ancora nettamente superiore all'offerta, con i data center AI che rappresentano circa l'80% del business, una concentrazione che rende Seagate molto esposta al ciclo degli acquisti cloud.
La leva tecnica principale è rappresentata dagli hard disk ad alta capacità basati su HAMR, acronimo di Heat-Assisted Magnetic Recording, tecnologia pensata per aumentare la densità dei piatti senza moltiplicare unità e fabbriche. È la stessa traiettoria che Tom's Hardware aveva già seguito parlando di HDD Seagate da 32TB con tecnologia Mozaic 3+: più capacità per drive, più exabyte consegnati e maggiore efficienza nell'uso degli impianti.
Secondo le ipotesi circolate tra gli analisti, i ricavi potrebbero salire da circa 9 miliardi di dollari nell'anno fiscale 2025 a circa 33 miliardi entro il 2030. La questione è se Seagate riuscirà a trasformare questa domanda in crescita profittevole e duratura attraverso HDD nearline, disciplina sull'offerta e prezzi sostenuti presso gli hyperscaler, cioè i grandi clienti cloud che acquistano capacità su scala enorme.
I margini sono il vero banco di prova. Il modello discusso dagli investitori assume margini operativi fino al 36%, con una possibile espansione dell'EBIT dal 23% circa dell'anno fiscale 2025 verso la fascia mediana del 40% entro il 2030. Per reggere questi numeri servono prezzi stabili, costi dei componenti sotto controllo e utilizzo elevato delle linee produttive.
Il movimento ha coinvolto anche il resto del comparto storage e memoria. Western Digital, SanDisk e Micron avevano beneficiato della fiducia generata dai risultati del settore, ma la correzione di Seagate mostra che gli investitori stanno monetizzando parte dei guadagni dopo una salita molto rapida. Alcuni target price restano comunque ambiziosi: Morgan Stanley ha alzato Seagate a 1.035 dollari, mentre Bank of America l'ha portata a 1.000 dollari.
Con un multiplo intorno a 37 volte gli utili attesi, il titolo incorpora già molto ottimismo su domanda AI, potere di prezzo e recupero dei margini. Una stima di fair value intorno a 870 dollari implica un leggero downside rispetto ai livelli recenti: da qui in avanti Seagate dovrà dimostrare che il ciclo degli hard disk ad alta capacità è abbastanza forte da sostenere valutazioni così tirate.