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19 Paesi UE uniti sull'intelligenza artificiale, ma siamo ancora troppo frammentati
Diciannove Stati membri dell'Unione europea, tra cui l'Italia, hanno firmato il manifesto dell'IPCEI-AI, un nuovo progetto di interesse comune europeo per costruire infrastrutture, modelli e servizi di intelligenza artificiale condivisi su scala continentale. La Commissione europea ha accolto la notifica il 16 settembre, un giorno dopo che la presidente Ursula von der Leyen aveva citato il progetto nel discorso sullo Stato dell'Unione. La Germania coordina l'iniziativa, che riunisce anche Austria, Belgio, Croazia, Estonia, Finlandia, Francia, Irlanda, Lettonia, Lussemburgo, Ungheria, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Svezia.
L'obiettivo è costruire quello che i documenti ufficiali chiamano un "continuum AI": aperto, distribuito, interoperabile, dall'addestramento dei modelli fino all'inferenza sul campo, con un'attenzione dichiarata ai consumi energetici, non finanziare un solo modello linguistico europeo per competere con le big tech americane e cinesi. Undici dei diciannove Paesi inizieranno già a settembre a presentare alla Commissione le pre-notifiche dei progetti nazionali, che potranno partire dal primo trimestre del 2027: manifattura, robotica, energia e difesa sono tra i settori indicati come prioritari.
Il manifesto non nasce isolato. Si aggiunge al Pacchetto per la sovranità tecnologica europea, presentato il 3 giugno, che include il Chips Act 2.0 e il Cloud and AI Development Act. La strategia europea sull'AI ha ormai più pezzi che coordinamento visibile fra un pezzo e l'altro.
Il problema di scala che accompagna ogni infrastruttura tecnologica coordinata da più Stati europei ha già un precedente recente. Gaia-X aveva la stessa ambizione nel 2019, un cloud federato franco-tedesco pensato per liberare l'Europa dai fornitori americani: il rapporto Draghi sulla competitività del 2024 ne ha certificato il fallimento, una volta che Microsoft, Google e AWS, ammessi nel consorzio, lo hanno svuotato di scopo lasciandolo a produrre solo standard tecnici. La differenza, questa volta, è che l'IPCEI-AI finanzia progetti nazionali con aiuti di Stato, non un'infrastruttura condivisa unica.
In Italia il ministero delle Imprese aveva già aperto a dicembre 2025 la raccolta delle manifestazioni di interesse per partecipare, con scadenza il 30 gennaio 2026: il governo si muoveva da mesi prima che il manifesto europeo diventasse pubblico. La spesa sul cloud sovrano in Europa cresce già dell'83% nel solo 2026, mentre Francia e Germania concordano standard comuni di sicurezza cloud da gennaio: l'IPCEI-AI arriva su un terreno già in movimento, non su un vuoto da riempire. Il coordinamento tra i pezzi separati pesa più della mancanza di soldi.
Diciannove firme sotto un manifesto fanno notizia più facilmente di un data center che apre davvero. L'Europa lo ha già dimostrato con la propria AI sovrana: Mistral, la scommessa francese sul modello linguistico continentale, si è appoggiata a Digital Realty, fornitore statunitense, per il proprio cluster di calcolo a Parigi. Il 2027, quando i primi progetti dell'IPCEI-AI dovrebbero partire, dirà se il continuum promesso resta sulla carta o diventa infrastruttura vera.
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