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La pubblicità in ChatGPT vale già un miliardo di dollari l'anno, perché è invisibile
Il programma pubblicitario di ChatGPT ha superato, il 31 agosto, il miliardo di dollari di fatturato annualizzato: duecento giorni dopo il lancio, avvenuto il 9 febbraio 2026 sui soli piani Free e Go, OpenAI dichiara di puntare a 2,5 miliardi entro fine anno. Gli annunci, un blocco separato etichettato "Sponsorizzato" sotto la risposta del chatbot, sono ormai attivi in oltre quaranta Paesi: dagli Stati Uniti, dove sono nati, fino a India, Europa, Medio Oriente e Nord Africa. Il self-service pubblicitario si è aperto anche lì proprio lunedì, l'ultimo tratto di un'espansione decisa mesi prima del debutto.
La densità della pubblicità non è uniforme. Una ricerca di OtterlyAI misura che il 76,4% delle domande di shopping riceve già una risposta sponsorizzata, contro l'85,9% nel settore finanza e assicurazioni e il 42,3% in sanità, dove OpenAI mantiene più cautela.
L'unico modo per non vederne è pagare un abbonamento: sui piani gratuiti non esiste un interruttore per disattivarli. Quanto sia difficile distinguere una risposta sponsorizzata da una genuina lo aveva già misurato uno studio dell'Università del Michigan, raccontato su queste pagine: quasi la metà degli utenti non riconosceva l'annuncio nemmeno quando era etichettato.
Il programma comincia con una serie di smentite: fino a dicembre OpenAI negava qualsiasi piano pubblicitario, prima di lanciarlo davvero due mesi dopo. Ci sono voluti duecento giorni per arrivare al miliardo di fatturato annualizzato: a Google, con AdWords, ce ne vollero quattro anni. Il paragone dice quanto in fretta un miliardo di persone che parla ogni giorno con un chatbot possa diventare un canale pubblicitario a tutti gli effetti.
L'espansione ha continuato ad allargarsi anche fuori dalla scala geografica. Il 24 agosto gli annunci sono arrivati anche in Europa, compresa l'Italia; il 16 settembre OpenAI ha presentato gli Sponsored Agents, agenti di un'azienda con cui l'utente può conversare dopo aver cliccato su un annuncio. Gli Sponsored Agents trasformano l'annuncio in un'azienda che entra davvero nella conversazione, non più in un banner da leggere e ignorare.
In 12 dei 14 settori misurati dalla stessa ricerca, il marchio leader del settore non compra nessuno spazio pubblicitario dentro ChatGPT: a farlo sono gli inseguitori, i siti di comparazione e gli affiliati, che pagano per intercettare chi sta ancora decidendo cosa comprare. Chi ha la fiducia del mercato non compra spazi in ChatGPT: se la deve ancora guadagnare, invece, sì.
Chi paga il conto, alla fine, è chi resta sui piani più economici: gli annunci arrivano su Free e su Go, il piano da 8 dollari al mese, mentre chi passa a Plus, a 20 dollari, ne resta fuori. Chi decide le regole del gioco resta OpenAI, che stabilisce quali categorie restano escluse dagli annunci, come salute, salute mentale e politica, e quali diventano territorio pubblicitario a tutti gli effetti. Pagare, qui, compra qualcosa in più delle funzioni premium: compra anche il diritto di non essere pubblico di un annuncio.
Dovremmo aver imparato, ormai, che nessun servizio davvero gratuito lo è per caso. La carta di credito è solo una delle due valute possibili, l'attenzione è l'altra, ed è esattamente questo che l'AI conversazionale sta imparando a vendere meglio di qualsiasi banner comparso prima. La differenza, stavolta, è che la pubblicità ha smesso di avere l'aspetto di una pubblicità, e nemmeno chi la riceve è sempre in grado di dirlo.
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Il programma pubblicitario di ChatGPT supera il miliardo di dollari annualizzato in 200 giorni, ma la pubblicità resta difficile da distinguere da una risposta genuina.