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Salute mentale e AI: nasce il chatbot che evita gli errori di ChatGPT
Un gruppo di ricercatori dell’Università di Ottawa ha sviluppato un prototipo di assistente per la salute mentale chiamato UbiMyTherapist, progettato per offrire un supporto più affidabile rispetto ai tradizionali chatbot basati sull’intelligenza artificiale.
Il sistema sfrutta i sensori di smartwatch, smartphone e auricolari per individuare i segnali di disagio emotivo e genera risposte grazie a un modello linguistico integrato con conoscenze mediche e psicologiche. Testato su un gruppo di volontari e valutato da psicoterapeuti qualificati, il prototipo ha ottenuto risultati migliori di ChatGPT in termini di empatia e personalizzazione delle risposte.
A differenza della maggior parte dei chatbot “terapeutici”, che rispondono solo quando l’utente scrive un messaggio, il sistema sviluppato dall’Università di Ottawa adotta un approccio proattivo: monitora costantemente alcuni parametri fisiologici e vocali per individuare eventuali segnali di sofferenza emotiva, ancora prima che vengano espressi a parole.
UbiMyTherapist, abbreviazione di “You Be My Therapist” (“Sarai il mio terapeuta”), è un progetto guidato da Karim Alghoul, professore associato presso la School of Electrical Engineering and Computer Science dell’Università di Ottawa. Alla ricerca hanno partecipato anche Hussein Al Osman e Abdulmotaleb El Saddik della Facoltà di Ingegneria, insieme a Raina Sharma, studentessa di Psicologia.
I risultati dello studio sono stati pubblicati dall’IEEE (Institute of Electrical and Electronics Engineers) con il titolo “UbiMyTherapist: A Digital Twin Multimodal LLM-based System with Emotion Detection”.
Il sistema funziona su dispositivi già ampiamente diffusi, come smartwatch, smartphone e auricolari wireless. Per valutare lo stato emotivo dell’utente analizza contemporaneamente diversi segnali, tra cui: la variabilità della frequenza cardiaca (HRV), spesso correlata ai livelli di stress, il tono della voce e il contenuto dei messaggi scritti.
Tutte queste informazioni vengono integrate in quello che i ricercatori definiscono un “gemello digitale“, ovvero un profilo virtuale che combina la storia clinica dell’utente, una base di conoscenze di psicologia clinica e lo stato emotivo rilevato in tempo reale.
L’obiettivo è fornire risposte realmente contestualizzate, che tengano conto non solo di ciò che la persona scrive, ma anche del suo stato psicofisico nel momento dell’interazione, evitando le risposte generiche tipiche dei chatbot tradizionali.
La modalità reattiva del sistema, quella che entra in funzione quando è l’utente ad avviare la conversazione, è stata sperimentata su 24 partecipanti. Successivamente, un gruppo di psicoterapeuti abilitati ha valutato la qualità clinica delle risposte.
Secondo i ricercatori, UbiMyTherapist ha ottenuto punteggi superiori rispetto ai modelli linguistici generalisti, come ChatGPT, sia per la capacità di dimostrare empatia sia per il livello di personalizzazione delle risposte.